Signor Sindaco, siamo al girone di ritorno del suo mandato: con quale spirito lo affronta e con quali priorità concrete?
«Con maggiore consapevolezza e la stessa determinazione del primo giorno. La seconda parte del mandato dovrà consolidare il cambio di passo avviato in questi anni e trasformarlo in risultati sempre più concreti per le persone.
Le priorità sono chiare: far avanzare il percorso del nuovo ospedale; rafforzare gli investimenti su manutenzioni, strade, e verde; governare al meglio la sicurezza; affrontare la questione abitativa; ripensare mobilità e trasporto pubblico; sostenere il centro storico, le imprese e il lavoro. A questo si aggiungono il completamento degli interventi ATUSS – in particolare la sede della Polizia Locale – l’apertura della palestra polifunzionale e la conclusione della ricostruzione di Corte Fossoli.
Non affronto il "girone di ritorno" per amministrare il tempo che resta, ma per usarlo fino in fondo: accompagnare Carpi nei cambiamenti del nostro tempo, con più ascolto, concretezza e una visione del futuro. Responsabilità prima del consenso, risultati prima degli annunci»
Sempre in tema di priorità, quali ritiene di aver maggiormente rispettate alla luce del suo programma elettorale?
«Non sarebbe serio sostenere che abbiamo già realizzato tutto il programma. Ma in questi due anni abbiamo rispettato impegni importanti e impresso un cambio di passo su questioni rimaste ferme troppo a lungo.
Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi del PNRR e fatto avanzare il percorso del nuovo ospedale come mai fatto prima d’ora. Nel frattempo sono ripartiti gli investimenti sul Ramazzini su cui è necessario mantenere alta l’attenzione, è entrato in funzione l’Ospedale di Comunità, è stato ampliato il pronto soccorso e abbiamo costruito con i Comuni dell’Area Nord un’intesa per rafforzare insieme Carpi e Mirandola. Un lavoro che si inserisce in un impegno più ampio: ricucire i rapporti tra Carpi, il territorio circostante e il sistema provinciale, perché la nostra città non può permettersi di ragionare isolatamente.
Abbiamo rafforzato il rapporto con università e imprese, ricomposto i soci pubblici di AIMAG attorno a un nuovo Patto di sindacato e avviato importanti progetti sul futuro di Carpi. Carpi è tornata più viva grazie a iniziative, concerti, serate e tradizioni recuperate. E abbiamo iniziato a costruire una rete con i giovani, sostenendoli nella creazione di spazi e luoghi in cui possano esprimersi.
Ma l’impegno più importante che sento di avere mantenuto riguarda il modo di essere sindaco: non ho smesso nemmeno un giorno di stare in mezzo alle persone. Dalle Giunte nei quartieri e nelle frazioni ai sopralluoghi, dagli incontri con cittadini, associazioni e imprese al confronto quotidiano con chi vive la città. Per me resta fondamentale: Carpi non si governa guardandola dal Municipio, ma conoscendola, ascoltandola e vivendola ogni giorno. Da questi incontri emergono anche tante necessità e bisogni, e il nostro compito é riuscire a dare una risposta efficace anche a queste istanze, magari più piccole, ma importanti per la qualità della vita delle persone»
Di recente, avete stanziato la compensazione di 760mila euro versati dalla società che realizzerà il Bess a nord di Fossoli all’efficientamento energetico della Cra il Quadrifoglio. Vero che si tratta di un investimento coerente con la legge, ma non sarebbe stato efficientamento anche realizzare un filare di alberi in piazza Martiri per disperderne un po’ di calore?
«Le compensazioni ambientali non possono essere utilizzate liberamente: devono rispettare criteri e finalità precise stabilite dalla legge. Fin dall’inizio abbiamo scelto di dare priorità a Fossoli, destinando queste risorse all’efficientamento delle scuole, alle infrastrutture ciclabili e all’ampliamento dell’Oasi La Francesa.
Una volta individuati e finanziati gli interventi compatibili nella frazione, abbiamo iniziato a guardare ad altri immobili che richiedono importanti investimenti. È il caso del Quadrifoglio: efficientare una struttura che accoglie persone anziane significa ridurre consumi, emissioni e costi, migliorando contemporaneamente il comfort degli ospiti, soprattutto durante estati sempre più calde.
Quanto agli alberi in centro, è un’idea che mi affascina da tempo e sulla quale ho chiesto agli uffici di lavorare, naturalmente nel rispetto dei vincoli della Soprintendenza. Per vedere alberi in piazza Martiri probabilmente servirà ancora tempo, ma nel frattempo stiamo definendo una proposta concreta per riqualificare il verde del Castrum: dal fronte del Castello ai Giardini del Teatro, dal Cortile delle Stele ai giardini nascosti della Pieve.
La sfida non è scegliere tra gli anziani e gli alberi, ma utilizzare ogni risorsa correttamente e costruire, passo dopo passo, una città più verde, accogliente e preparata ai cambiamenti climatici»
La pubblica amministrazione, da noi, si occupa della vita delle persone in ogni fase dell’esistenza, dalla nascita alla morte. Questo primato lei lo attribuisce a un obiettivo aumento delle fragilità e dei bisogni o ad aspettative, per non dire pretese, dei cittadini che si sono consolidate nel tempo, complice anche la ricerca di consensi da parte delle amministrazioni?
«Non credo sia un’alternativa secca. L’aumento dei bisogni è reale: invecchiamento della popolazione, famiglie più piccole e reti parentali più fragili, solitudine, disabilità, disagio giovanile, costo della vita, emergenza abitativa, precarietà e percorsi di integrazione più complessi. Il Comune è la prima porta alla quale le persone bussano, anche quando competenze e risorse appartengono ad altri livelli dello Stato.
Allo stesso tempo, in passato la politica ha talvolta alimentato l’idea che il pubblico potesse offrire una risposta individuale a qualunque problema. Non considero una pretesa chiedere un posto al nido, un’assistenza dignitosa per i propri anziani, una città accessibile o servizi essenziali: sono diritti di cittadinanza su cui abbiamo costruito la nostra comunità. Ma l’amministrazione non può sostituire la responsabilità delle persone, delle famiglie, delle comunità e del tessuto sociale.
La strada giusta è un welfare più preventivo e di prossimità: garantire i diritti, concentrare le risorse sulle fragilità reali, costruire autonomia invece di dipendenza e chiedere a ciascuno di fare la propria parte. “Non lasciare indietro nessuno” non significa fare tutto per tutti; significa non lasciare solo chi, in un momento della vita, non può farcela da sé. Cercare consenso promettendo ciò che non è sostenibile produce soltanto servizi più deboli domani»
Un nostro lettore, al riguardo, si è chiesto sui social: va bene non lasciare indietro nessuno, ma davanti chi tira, a Carpi? Se c’è un settore nel quale si registra un’assenza di confronto, questo è proprio l’economia, la produzione della ricchezza che non è seconda alla sua distribuzione. Che idea si è fatto, in questi due anni e mezzo, dell’imprenditorialità cittadina? In che relazioni è con questi ambienti?
«Partirei da una premessa: le principali leve dell’economia non sono nelle mani dei Comuni. Fiscalità, politiche industriali, semplificazione normativa e grandi investimenti dipendono soprattutto dallo Stato e, in parte, dalle Regioni. È giusto che ogni livello istituzionale eserciti le proprie competenze: un Comune non dispone né degli strumenti né delle risorse per sostenere direttamente le imprese o governare da solo le trasformazioni economiche.
Forse anche per questo, negli anni, la politica locale ha mantenuto una certa distanza dal mondo produttivo. Io, però, credo che un sindaco abbia comunque il dovere di fare la propria parte.
Non possiamo sostituirci alle imprese, ma possiamo costruire le condizioni perché crescano: favorire relazioni e opportunità di filiera, mettere in collegamento formazione e fabbisogni professionali, università e innovazione, domanda di lavoro e disponibilità di alloggi. Possiamo rafforzare servizi, mobilità e welfare, perché un territorio che vuole attrarre competenze e investimenti deve essere anche un luogo in cui sia possibile vivere bene.
Garantire attenzione alle fragilità è fondamentale, ma non basta. Se non sosteniamo anche chi produce, lavora e crea opportunità, la città rischia prima di fermarsi e poi di arretrare. Al contrario, dove esistono un’economia solida, buona occupazione e qualità della vita, si riducono anche le fragilità e le tensioni sociali. Non c’è contrapposizione tra sviluppo e coesione: uno ha bisogno dell’altra.
In questi anni ho incontrato imprenditori, visitato aziende e ascoltato associazioni, lavoratori e terzo settore. Ho trovato competenze, capacità di innovazione e voglia di crescere, ma anche un bisogno evidente di fare più rete. Per questo stiamo lavorando a un confronto permanente: una sorta di patto per il futuro che tenga insieme economia, sociale e clima. Perché Carpi cresce davvero soltanto se cresce tutta»
Gli accordi operativi introdotti dal Pug presuppongono un accordo pubblico-privato nel dare corso a importanti iniziative. Quali input le sono arrivati in questi anni dai privati, quanti accordi sono stati almeno avviati, e il Comune ha idee proprie per avviarne, visto anche il patrimonio — penso alla ex Angelo Po — che può immettere su un mercato immobiliare asfittico qual è diventato quello di Carpi?
«È ancora presto per dare un giudizio definitivo sul PUG. È entrato in vigore mentre si completava la lunga fase di chiusura del precedente Piano regolatore, con diversi interventi avviati attraverso le manifestazioni di interesse del 2022, e in un momento particolarmente difficile per il settore immobiliare. A Carpi i valori di acquisto restano relativamente contenuti, mentre i costi di costruzione sono aumentati sensibilmente. A questo si aggiunge il ridimensionamento degli incentivi nazionali alle ristrutturazioni: condizioni che hanno rallentato tutto il settore.
La differenza di impostazione, però, si vede già. Basta confrontare alcuni interventi commerciali realizzati con il vecchio Piano regolatore e la riconversione dell’ex Blumarine in regime PUG: da una parte ampie superfici destinate ai parcheggi, con poco verde; dall’altra un progetto nel quale alberature, permeabilità e pareti verdi diventano elementi qualificanti. È questa la filosofia del PUG: mettere al centro la città pubblica. Un intervento privato non può limitarsi a trasformare un’area; deve contribuire a migliorare anche la città che la circonda, a beneficio di tutti.
Finora gli accordi operativi sono due. Il primo riguarda il nuovo ospedale: è già stato approvato e si trova nella fase esecutiva delle procedure di esproprio. Il secondo interessa la riconversione dell’ex magazzino CMB ed è attualmente in fase di pubblicazione. Vi sono poi ulteriori richieste e interlocuzioni, tutte orientate alla trasformazione della città esistente, senza nuovo consumo di suolo. Del resto, l’obiettivo principale del nuovo piano era proprio questo: fermare l’espansione indiscriminata e favorire la rigenerazione urbana.
Nei prossimi mesi potremmo valutare una procedura pubblica per raccogliere proposte di nuovi accordi operativi, ma oggi la priorità è completare le trasformazioni già avviate. A Carpi esistono piani urbanistici aperti da oltre vent’anni, con conseguenze evidenti anche sulla qualità urbana: basti pensare alle aree verdi non ancora cedute al Comune e quindi prive di una manutenzione adeguata.
Quanto all’ex Angelo Po, l’area dovrebbe rendersi disponibile dal 2028 e stiamo ragionando sulle sue prospettive. Lo stesso dovremo fare per il futuro del Ramazzini, una volta realizzato il nuovo ospedale. Sono opportunità importanti, da affrontare con una visione complessiva: non semplicemente immobili da immettere sul mercato, ma occasioni per rispondere ai bisogni della città e migliorarne la qualità»
Un quesito, chiamiamolo così, marginale: quanto tempo le ruba l’assistere a tante cerimonie a cui la invitano un po’ tutti? Qualcuno la accusa di un eccessivo presenzialismo…
«Alle commemorazioni e alle cerimonie ufficiali cerco di essere presente, perché in quei momenti il sindaco rappresenta la comunità. Oggi più che mai abbiamo bisogno di custodire e trasmettere valori e memoria, soprattutto in un tempo nel quale sembrano prevalere l’isolamento e lo scollamento dai luoghi e dalle comunità.
Sono appuntamenti che si svolgono prevalentemente nei fine settimana: quel tempo, quindi, non lo sottraggo al lavoro in Municipio, ma soprattutto alla mia famiglia. Non è sempre semplice, ma ho scelto di fare il sindaco e questa scelta l’ho condivisa fin dall’inizio con Martina. Capita che partecipi anche all’inaugurazione di qualche attività privata, ma nella grande maggioranza dei casi delego. Anche quelle occasioni, comunque, possono diventare momenti di incontro e di ascolto.
Cerco invece consapevolmente di trascorrere più tempo possibile nei luoghi in cui Carpi vive e lavora. Visitare un’azienda, entrare in un negozio, incontrare un’associazione o attraversare un parco parlando con chi lo frequenta ogni giorno è parte del mio lavoro: mi permette di conoscere meglio i problemi e di rendere più efficace l’azione amministrativa.
Una fotografia sui social o un comunicato stampa hanno molta visibilità, ma rappresentano soltanto il frammento visibile di giornate fatte soprattutto di riunioni, telefonate, sopralluoghi e decisioni. Se presenzialismo significa cercare visibilità, non mi riconosco. Se significa uscire dal Municipio e stare tra le persone, allora è un impegno che continuerò a mantenere»
Fra la gente ci si chiede come sia stato possibile che con un architetto prima assessore e poi sindaco, si siano tollerati la “fontana” di corso Roma, le panchine di piazza Martiri e l’intervento su via Roosevelt.
«Da architetto sono il primo a pensare che la qualità e la bellezza dello spazio pubblico non sia un dettaglio: una piazza, una strada, una panchina contribuiscono a definire l’identità di una città e il modo in cui le persone la vivono. Per questo comprendo le critiche e non ho difficoltà a riconoscere che alcune scelte avrebbero meritato maggiore attenzione.
Questa esperienza mi ha insegnato anche qualcosa: oggi guardo con molta più cura le proposte progettuali, chiedo approfondimenti e cerco un confronto più puntuale prima che gli interventi prendano forma. Questo, però, senza confondere i ruoli: un amministratore deve indicare una direzione, definire gli obiettivi e pretendere qualità, ma non può sostituirsi ai tecnici, a prescindere dalla propria formazione. La responsabilità politica sta proprio nel costruire un metodo che faccia funzionare meglio questa relazione.
Su via Roosevelt farei una distinzione. L’impostazione dell’intervento rimane valida e ci sono anche cittadini che apprezzano il risultato, soprattutto se si pensa che lo scopo era quello di prevenire allagamenti, è così è stato. Quello che non ha funzionato è stata l’esecuzione: tempi quadruplicati, disagi e problemi che non possono essere liquidati come inevitabili. Proprio per questo ho voluto un accertamento, ancora in corso, per verificare eventuali errori, responsabilità e danni. Quando avremo gli esiti, agiremo di conseguenza.
Governare non significa sostenere che sia stato fatto sempre tutto bene: significa saper ascoltare, correggere e fare meglio».