Anche i Musei raccontano, nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, anche i Musei di Palazzo Pio hanno detto la propria. Ed essendo abituati a parlare con le opere d'arte, lo hanno fatto dando la parola a un dipinto che narra di un terribile mito di violenza (i miti sono spesso inquietanti, perché rappresentano ed esorcizzano il peggio dell'umanità), accompagnando quel racconto con la musica e le storie di oggi. segue

 

Protagoniste dell'insolito evento-reading ("Filomela: musica, arte e parole contro la violenza sulle donne” il titolo) sono state la direttrice dei Musei, Manuela Rossi, che lo ha ideato, e Sara Gozzi, l'interprete dei brani, per gli intermezzi alla chitarra del cantautore Gabriele Zambelli. Il dipinto è "La vendetta di Progne”, opera del pittore calabrese Mattia Preti (1613 - 1699) donato al Museo nel 1928, ma il cui reale, atroce contenuto, come ha spiegato la Direttrice, è venuto alla luce solo durante un restauro eseguito nel 1998 che ha fatto affiorare la testa mozzata di un bambino al posto del budino inghirlandato con cui era stata dissimulata. Il mito, ripreso anche nelle “Metamorfosi” di Ovidio, è quello della vendetta di Progne sul marito Tereo, e il dipinto raffigura il momento della presentazione della testa del piccolo figlio all'uomo – seduto a capotavola e sconvolto dalla scena – che ne ha appena mangiato le carni cucinate dalla moglie, seduta accanto a lui a tavola, e dalla sorella di lei, Filomela, che porge il vassoio. Le due donne avevano sacrificato il bambino per vendicarsi della violenza subita da Filomela da parte del cognato (procne e filomele si chiamano in greco la rondine e l'usignolo, gli uccelli simbolo di libertà in cui le due donne vennero trasformate da divinità comprensive del loro dramma).

 

Al racconto del mito, quasi a sottolineare il filo rosso che lega le storie di violenza nel rapporto fra i sessi, è seguita la lettura di Sara Gozzi di cronache dei femminicidi dei nostri giorni prese dai giornali, alternata a testi di Concita De Gregorio su vite di donne che hanno cercato di affermarsi e di imporsi nel mondo nonostante le loro storie di difficoltà e sofferenze, e di Elena Ferrante (“Conosco una giovane donna che si è allenata a non essere troppo bella, troppo intelligente, troppo saggia, troppo indipendente, troppo generosa, troppo aggressiva, troppo carina. Il troppo delle donne produce violente reazioni maschili e l’inimicizia delle altre donne, obbligate ogni giorno a combattere tra loro per le briciole lasciate dagli uomini”). Tra una lettura e l'altra, Gabriele Zambelli ha dato prova del proprio talento di interprete e autore, proponendo alcune delle sue composizioni, legate al tema. Accolto dal saluto dell'assessore ai Servizi sociali, Tamara Calzolari, il pubblico che ha esaurito i tre turni ai quali ci si poteva iscrivere su prenotazione ha mostrato di apprezzare l'iniziativa, sottolienandone con applausi i vari passaggi, mentre il saluto finale lo ha portato Alice Degli Innocenti vice presidente di Vivere Donna, che ha raccontato della propria progressiva presa di coscienza della condizione di subalternità incamerata dalle stesse donne nella propria propria formazione e cultura.