Non dice di sé “cattolico”, Riccardo Bergonzini, 50 anni, artigiano, quando gli si chieda perché abbia deciso di affrontare il Cammino di Santiago di Compostela partendo da Carpi il 9 febbraio e rientrando ai primi di aprile, dopo essersi sobbarcato 53 giorni e 2mila chilometri a piedi e non certo nel periodo più propizio dell'anno. Usa piuttosto “cristiano” («Sono partito perché sono cristiano, lo è la mia famiglia e fino a sedici anni sono stato negli scout») che è un termine dove, oltre alla fede, si coglie anche il piacere della storia, il senso stesso dello scorrere di secoli nei quali, come dice lui, «...la Cristianità, soprattutto nell'Alto Medioevo, era una vera macchina da guerra, un fattore primario di organizzazione della società, un costume per cui nel Trecento un pellegrino, poteva mettersi in viaggio e percorrere migliaia di chilometri per raggiungere Roma o un santuario, armato solo di un bastone e di una bisaccia». E' il motivo che spiega anche l'originalità del suo viaggio: la scelta di fare tappa per dormire sempre in chiese e conventi trovati sul percorso che si era preparato: «Almeno in Italia e in Francia – precisa lui –, perché in Spagna il Cammino di Santiago è diventato un business e i Comuni lo hanno attrezzato con piccoli alberghi che costano non più di dieci euro a notte». E aggiunge: «Durante il percorso, credo di aver toccato almeno 350 chiese, monasteri e conventi, fra quelli in cui ho dormito o semplicemente visitato, facendo la conoscenza di sette od otto diversi ordini religiosi, dalle suore cappuccine, carmelitane e trinitarie ai frati francescani, cappuccini e domenicani. E il giorno del mio arrivo, la domenica delle Palme, ho avuto modo di parlare una ventina di minuti con il cardinale Ricardo Perez Blazquez che era curioso di conocsre le ragioni e i dettagli del mio viaggio». segue