CarpInScienza, il festival delle scienze che ogni settembre trasforma Carpi in un laboratorio a cielo aperto, è giunto ormai all'undicesima edizione. Il festival nasce nel 2016 da un'idea di Nadia Garuti, allora insegnante di matematica, oggi coordinatrice e responsabile del comitato scientifico di CarpInScienza. «Ho presentato questo sogno – così lo ha definito Garuti – alla dirigente scolastica del Liceo Fanti, Alda Barbi, che non solo ha accolto con entusiasmo la proposta, ma ha subito avuto l'idea di allargarla: la novità, proposta dalla preside Barbi, consisteva infatti nella collaborazione tra le scuole superiori di Carpi (Fanti, Meucci, Da Vinci, Vallauri e Nazareno), con il supporto del territorio. Si è dunque formato sin dall'inizio un comitato scientifico con insegnanti appartenenti alle cinque scuole. La missione era chiara: rendere le scienze allettanti per tutti, attraverso eventi gratuiti e accessibili sia agli studenti che alla cittadinanza». Da quel 2016, pian piano, il festival è cresciuto e i giorni sono passati da tre a undici. Si sono aggiunti i laboratori, tenuti dagli studenti delle superiori per i più piccoli, e la rassegna "Oltre il Festival". La scelta degli ospiti è il momento più delicato della preparazione, perché si cercano relatori che, oltre a essere preparati, siano abbastanza carismatici da appassionare e interessare persone di tutte le età. Alcuni sono venuti a CarpInScienza per diversi anni, come Luca Perri e Taxi1729; il parterre di ospiti cambia però di edizione in edizione, e negli anni sono venuti a Carpi anche relatori come Carlo Cottarelli e Amalia Ercoli Finzi. segue
La passione degli organizzatori è ancora evidente anche dopo tanti anni: ogni anno visitano altri festival, assistono a mostre e spettacoli, cercano di ampliare l'offerta dei relatori, nell'intento di creare una rete sempre più grande. Ed è una passione che, a quanto pare, ripaga: «A noi basta vedere le mani alzate dei bambini delle elementari, che hanno milioni di domande per gli scienziati, o gli studenti delle superiori, con il cellulare in tasca, che ascoltano rapiti la conferenza, per essere soddisfatti», racconta Garuti. L'idea alla base di CarpInScienza, dunque, è che sia aperto a tutti: innanzitutto agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, e poi ai cittadini. «Quest'anno l'invito è ad alzare lo sguardo. Dal 21 al 30 settembre, proprio a cavallo dell'equinozio d'autunno, l'undicesima edizione avrà come titolo "CostellAzioni": il titolo, ideato dalla preside Barbi, fa riferimento a un discorso pronunciato da Papa Leone XIV, in cui il Pontefice ha usato la metafora delle stelle per invitare i giovani a fare squadra e a formare "costellazioni educative" capaci di orientare il futuro», conclude Garuti a pochi giorni del Festival. segue
Chi sale sul palco e chi organizza
Nel cartellone di quest'anno salta all'occhio una netta prevalenza maschile tra gli ospiti: undici uomini e due donne, una delle quali in veste di moderatrice, oltre a un collettivo (Leo Scienza). Il comitato scientifico, composto da insegnanti delle differenti scuole superiori carpigiane, invece, è a trazione femminile: diciannove donne e due uomini. È uno specchio interessante della società: viene infatti da chiedersi se, nel mondo della scienza, a differenza di quello della scuola, le donne facciano ancora fatica a emergere. CarpInScienza, del resto, attinge semplicemente al bacino di scienziati e divulgatori che in Italia fanno questo mestiere. Uno squilibrio di genere così netto all'interno del festival è probabilmente un caso isolato, visto che solitamente il numero di relatori e relatrici è abbastanza equilibrato (con sempre un leggero sovrannumero di uomini), con l'apice raggiunto nel 2020 (tema "Co-Scienza"), quando erano perfettamente pari. All’interno del mondo della scuola, invece, il genere femminile è ancora quello dominante, probabilmente per ragioni storiche e culturali che vedono le donne come “più adatte” a lavori di cura delle nuove generazioni. L'entusiasmo di ragazzi e ragazze delle superiori nei laboratori di CarpInScienza, però, un po' di speranza la lascia: forse un futuro più equilibrato – nella scienza e nella scuola – è davvero possibile. (S.C.)
In foto: Nadia Garuti; parte del comitato scientifico di CarpInScienza