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LA FENICE
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MONDADORI BOOKSTORE
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1. "Chiedo carta"
7. "Le fiabe non servono a niente"
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1. "Dangerous love"
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Alla Libreria Fenice il primo posto parla carpigiano. In testa c’è “Chiedo carta” di Carlos Mutti (in foto), pubblicato da Voce: versi che seguono il ritmo di tracce rap, una scommessa poetica che i lettori della città hanno premiato. Il titolo che mette d’accordo le due librerie è “Quando l’Italia rinacque” di Aldo Cazzullo, quarto alla Fenice e terzo da Mondadori. Dopo l’Impero romano, la Bibbia e san Francesco, il giornalista racconta i Medici, Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Ariosto, e il modo in cui il genio italiano ha cambiato il mondo. Per Cazzullo il Rinascimento non è solo una stagione di capolavori: è l’idea che l’uomo stia al centro dell’universo e che ogni persona abbia una dignità da rispettare. Anche Federico Rampini compare in entrambe le classifiche con “Argento vivo”. Appena compiuti i settant’anni, il giornalista contesta il catastrofismo sull’invecchiamento e sullo spopolamento. Sostiene che le società più dinamiche siano quelle che sanno valorizzare le generazioni mature, citando il “dividendo della longevità” giapponese e il boom di imprenditori americani oltre i settant’anni. Terzo alla Fenice è “Le voci degli altri” di Mario Calabresi. Il libro parte dall’idea che abbiamo smesso di ascoltare chi ci sta intorno e ci siamo chiusi nella diffidenza. Calabresi va quindi in cerca di chi si mette in gioco e costruisce ponti, anche nei luoghi dove la speranza sembra mancare. Al sesto posto c’è “Liberi tutti” di Chiara Gamberale, che l’autrice stessa definisce un thriller sentimentale: cinque famiglie, un grave episodio in una scuola elementare e Roma sullo sfondo: la voce di una maestra racconta tutto alla polizia ed entra nelle case di questi cinque nuclei familiari. Il thriller lo garantisce anche John Grisham, quinto con “L’inganno francese”. Sul fronte Mondadori Bookstore, la vetta va a “Dangerous Love” di Rokia. Subito dietro c’è “Le ali in una stanza” di Milena Palminteri. Dopo il successo di “Come l’arancio amaro”, l’autrice siciliana attraversa la Palermo del Novecento, dallo splendore liberty alla ricostruzione del dopoguerra, seguendo le fortune e le disgrazie della famiglia Jacona e del suo Hotel Kemonia. Sullo sfondo, il sacco di Palermo nel dopoguerra e una mafia sempre più decisa a distruggere la Conca d’Oro.