L'incrocio sta lì, in due nomi e in una data. Lei, Beatrice Benatti, 22 anni, figlia di Aristodemo Benatti e di Maria Castellani Tarabini, con un quarto di nobiltà ereditato dalla mamma Cecilia dopo il matrimonio con il conte Matteo Castellani Tarabini, sposa il 14 aprile 1922 Vincenzo Valenti, al biond, che di anni ne ha 34 e avrebbe dato origine, proprio quell'anno, con i fratelli Primo e Fernando, all'Impresa Fratelli Valenti di trasporto con autocorriere. E' quell'unione, celebrata in un anno cruciale della storia d'Italia e delle vicende locali, a segnare la confluenza di due stirpi, di due illustri tradizioni familiari: i Castellani Tarabini e i Valenti. Da quell'intreccio si dipana una quantità di vicende private, nomi, luoghi, interni di famiglia, vicende imprenditoriali, miserie e nobiltà, tutte a sfondo carpigiano, raccontate nel libro Mè Mèeder (123 pagine, autopubblicato). L'io narrante è Beatrice, la nonna materna di Paola Pignatelli, l'autrice, genovese di nascita, milanese di adozione ma ben radicata in Carpi per affetti, amicizie e ricordi. «Ho voluto intitolarlo così, Mè Mèeder, mia madre – spiega – anche se al centro della narrazione c'è mia nonna: Beatrice al battesimo in chiesa, Carmela per l'anagrafe comunale. Volevo sottolineare che si tratta di un racconto al femminile, di chiacchiere che si sono tramandate di madre in figlia, ben lontane da quello di cui parlano gli uomini come l'economia, la guerra, la politica».
E in effetti è un racconto intimo, il suo, intessuto di quegli eventi – le nascite, i figli, i matrimoni, i conflitti domestici, le case, il tifo e la tisi , le morti, la preparazione dei cibi (un'appendice del libro è dedicata alle ricette di nonna Beatrice legate alle più genuine tradizioni locali) – che, molto più delle chiacchiere degli uomini, segnano l'esistenza delle persone. Il filo della narrazione lo tiene saldamente in mano Beatrice, ma i frequenti testi in corsivo che lo inframezzano riproducono dialoghi tra l'autrice, Paola, e la mamma Vincenzina, la quarta dei cinque figli di Beatrice e Vincenzo: dopo Vasco, bello, intelligente e intraprendente, il preferito; Venanzio, problematico ma intelligentissimo; Vanda, bella e solare, e prima di Valerio, il piccolo di casa rimasto fino all'ultimo con i nonni. Tutti con l'iniziale V, a riprodurre in una sorta di araldica familiare quelle del padre Vincenzo Valenti. segue