''Mo pensa te'': nel libro del conduttore Andrea Barbi vent'anni di domande e risposte sui detti popolari di Modena e dell'Emilia

Approda oggi alle edicole e alle librerie "Mo pensa te”, sottotitolo "Vent'anni di quesiti in tv con un coccodrillo in mano” (Modena 2023, 128 pagine, 23 euro) del conduttore televisivo di Trc, originario di Carpi, Andrea Barbi, ex inviato di "Striscia la notizia” in Emilia-Romagna. I vent'anni di cui sopra, in mezzo alla gente, per interpellarla sul senso di parole e modi di dire del gergo comune, l'autore li ha trascorsi tutti, minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno senza interruzioni. Sempre con l'inesausta energia di un esploratore dell'umanità, di un curioso del prossimo, perché i 632 quesiti posti in tutto questo tempo agli interlocutori prima nel modenese e poi in tutta la regione, sono in primo luogo la dimostrazione del suo interesse affettuoso per le persone semplici, della sua ironia e della sua capacità di coglierla, spesso involontaria, nelle risposte al suo microfono. segue

Il titolo "Mo pensa te” condensa proprio le reazioni prevalenti degli intervistati allo scioglimento di quei quesiti, alla spiegazione dell'origine di motti e detti talmente incastonati nel paesaggio linguistico modenese, emiliano e italiano che se n'è perduta di vista l'origine. Chi sa, per esempio, che "fare il diavolo a quattro”, molto popolare anche nella sua accezione dialettale, deriva dalle rappresentazioni medievali che si svolgevano davanti alle chiese e nelle quali occorreva più di un attore per dar vita alle diverse sembianze del Maligno? O che “mettersi in fila indiana” significava il disporsi uno dietro l'altro dei nativi Indiani d'America, calpestando sempre e solo le impronte del primo della fila, per non rivelare con le tracce il proprio numero effettivo ai nemici? Non si creda però che nel libro di Barbi le varie  domande su etimi e gergalità – qui ce n'è una cinquantina, da "pagare a babbo morto” a “buonanotte al secchio”, passando per l'origine di termini come "burazzo” e "mugnega‚” o "bragher” “sgagnèr”, “scupazòun” o di modi di dire come “dare cappotto” –, per quanto avallate dalle ricerche semantiche dei due esperti professori Sara Prati e Giorgio Rinaldi che hanno collaborato con l'autore, siano proposte con didascalica e noiosa saccenteria. Tutt'altro: illustrati dall'allegra grafica di Gaia Ravazzini, i testi scorrono, conditi da un'aneddotica vivace, non di rado alimentata da spassosi scorci autobiografici dell'autore, ma anche intrisi dell'umorismo delle più strampalate interpretazioni raccolte fra la gente, come a ricordare che quanto c'è di serio nel contenuto non va mai separato dalle sue diramazioni nel faceto. Un tratto, questo, molto connaturato al carattere emiliano-romagnolo che incornicia tanto dell'umanità finita davanti al microfono di Barbi, anche per questo scelto come testimonial per una quarantina di prodotti Dop e Igp della nostra regione.

Il senso di una comunità, quella emiliana, che si conferma e si consolida attraverso la lingua e i detti popolari è il connotato che  tiene insieme e dà unitarietà alla pubblicazione, nello spirito che Stefano Bonaccini, proprio lui, il Presidente della Regione, fissa nella prefazione: “La memoria collettiva, al pari di quella personale per ciascuno di noi – scrive – definisce non solo la nostra storia, ma anche la nostra identità. Senza una memoria collettiva le nostre città, i nostri territori, l’Emilia-Romagna, l’unica regione al mondo con il nome di una strada (...) sarebbero generici luoghi, uguali a tanti altri; le persone che vi abitano sarebbero dei residenti per caso, senza nulla da spartire e condividere”. Le altre, autorevoli presentazioni di "Mo pensa te” sono di Andrea Mingardi, Alberto Bertoli e Marco Ligabue, compagno di performance di Barbi, quest'ultimo, in "Salutami tuo fratello” portato in giro da tre anni fra piazze, palcoscenici, raduni e feste popolari di tutta Italia.