Osservatorio Tessile: Carpi soffre ma export, digitale e certificazioni possono essere la medicina

Le parole chiave sono internazionalizzazione, certificazioni e sostenibilità, e digitalizzazione, per far fronte ad un forte ridimensionamento della base manifatturiera e margini sempre più risicati all’interno di una filiera della moda che genera altrove i propri grandi margini. I numeri sono quelli anticipati dal Sole 24 Ore e pubblicati da Voce lunedì 21 novembre, e non sono certo entusiasmanti. Ma la presentazione ufficiale dell’Osservatorio sul distretto carpigiano del tessile-abbigliamento andata in scena questa mattina all’Auditorium Loria ha svelato anche tanto altro.  In primis che la pandemia ha lasciato un segno: maglieria e confezione hanno perso il 22,6 per cento nel 2020, rispetto al 20,1 del panorama nazionale e solo una piccola parte ha recuperato i livelli del 2019 nonostante un rimbalzo ci sia stato. Come illustrato da Daniela Bigarelli – che insieme a Monica Baracchi di R&I Srl ha curato il report dell’Osservatorio – la flessione del 2020 è stata la più grande di sempre per il distretto, che come fatturato complessivo non ha più raggiunto i livelli del 2008. La curva di imprese e addetti è infatti in calo progressivo dall’onda lunga della crisi del 2007, mentre il fatturato era tornato a sfiorare quei livelli nel 2019. Poi la pandemia ha cambiato tutto di nuovo. O quasi tutto. Perchè, nonostante la crisi, il tessile abbigliamento rappresenta ancora il 51 per cento del comparto manifatturiero della città di Carpi, che ha però perso nell’ultimo quadriennio il 20 per cento di addetti. Una tendenza che, nelle previsioni per il 2022, si confermerà soprattutto per le piccole  e medie imprese, che perderanno complessivamente un altro 8 per cento di addetti, solo parzialmente compensati dal +1,6 per cento che registreranno le aziende con più di 50 dipendenti. 

(segue)

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