Ogni anno si contano circa tra i 70 e gli 80 casi di reimpianto e rivascolarizzazione dell'arto

Chirurgia della mano: il Policlinico all'avanguardia in Italia

La Struttura Complessa di Chirurgia della mano del Policlinico di Modena si conferma Hub di rilievo nazionale e di fatto rappresenta il centro di riferimento regionale dell’Emilia Romagna per le emergenze e urgenze dell’arto superiore. "Ogni anno - afferma l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena - sono tra i 70 e gli 80 i casi di reimpianto e rivascolarizzazione che vengono effettuati alla Chirurgia della mano su pazienti spesso provenienti anche da fuori regione". Negli ultimi giorni a Modena sono stati effettuati due complicati interventi di reimpianti, oltre a un trapianto su un paziente tra l'altro affetto da Covid. 

Gli interventi di reimpianto, iniziati in tarda giornata e prolungatisi durante la notte, sono stati coordinati dal dottor Roberto Adani, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia della mano dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena, che riferisce: “I pazienti hanno avuto un buon decorso postoperatorio privo di complicanze e hanno iniziato il lungo periodo di rieducazione al fine di ottenere un buon recupero funzionale”. Negli interventi sono stati impegnati il dottor Mario Lando, la dottoressa Giovanna Petrella e la dottoressa Stefania Bassini. “Il supporto anestesiologico per questa tipologia di interventi – aggiunge il dottor Adani - risulta di fondamentale importanza, dal momento che la lunga durata impone generalmente un inizio in anestesia loco regionale per poi proseguire in anestesia generale mantenendo il paziente vasodilatato ed emo-diluito al fine di impedire la trombosi dei vasi arteriosi e venosi suturati. Nel primo intervento si sono alternati la dottoressa Daniela Iseppi e il dottor Fabio Gazzotti e nel secondo la dottoressa Elisabetta Chili e la dottoressa Sandra Centonze, medici del secondo Servizio di Anestesia e Rianimazione del Policlinico”.

 

Nei giorni scorsi si è poi concluso l’iter postoperatorio anche di un giovane paziente affetto da pseudoartrosi del polo prossimale dello scafoide che si è scoperto essere Covid-positivo al momento dell’intervento. “Questa informazione non ci ha fermato e abbiamo proceduto all’intervento come da protocollo, ovviamente con tutti i dispositivi di protezione previsti”, precisa il dottor Adani.

(Nella foto: l'équipe della Chirurgia della mano al lavoro in sala operatoria)