Le prese di posizione politiche sono tutte lì, pubbliche e leggibili, essendo state portate Consiglio comunale da Fratelli d'Italia e centro sinistra, e in Assemblea regionale da Fratelli d'Italia. Tant'è che il settimanale diocesano ne ha fatto uso proficuo nel suo ultimo numero, titolando un servizio del direttore Luigi Lamma sul presente e il futuro della Radioterapia di Carpi "A difesa del bunker”. Il fatto è che a livello di Commissione territoriale sociale e sanitaria se ne sta parlando sul serio, in quello che viene definito "tavolo tecnico” sollecitato a Carpi proprio da Pd, Avs e Carpi a Colori. E a rendere ancora più terribilmente seria la questione del destino della Radioterapia di Carpi c'è una precisa scadenza. Si parla qui della fine di giugno, termine entro il quale dovrà essere messo a bando il progetto di fattibilità tecnico economica del futuro Ramazzini che uscirà dal confronto tra la Cmb, risultata vincitrice del concorso per aggiudicarsi il titolo di “promotore del project financing”, e l'Ausl di Modena, ovvero la Regione. E' il motivo per il quale fervono i contatti fra i sindaci dei comuni a capo dei distretti sanitari, le autorità politiche regionali e i vertici delle aziende sanitarie, per chiarire una volta per tutte se nell'ospedale di Carpi prossimo venturo, ci sia o meno la Radioterapia, del tutto assente nelle indicazioni preliminari fornite dall'Ausl Modena per la scelta del promotore del progetto al momento dell'approvazione dell'Accordo operativo con il Comune.
Non è ovviamente questione da poco, perché l'alternativa la conoscono tutti: un accorpamento della Radioterapia di Carpi con Policlinico o Baggiovara. Una prospettiva, quest'ultima, che al momento sia l'Assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi, che il Direttore generale dell'Ausl di Modena, Mattia Altini, si sono affrettati a esorcizzare con un ragionamento che suona più o meno così: da qui a dieci anni, quando sarà pronto il nuovo Ramazzini, chissà quali progressi avrà compiuto la tecnologia applicata alla Medicina oncologica. Potrebbe perfino accadere che i pazienti vengano curati standosene nel loro letto in ospedale o a casa propria, per cui è inutile ora pensare a soluzioni troppo rigide che potrebbero rivelarsi obsolete in poco tempo. La riposta, fornita qualche tempo fa, non ha tranquillizzato nessuno, né a livello politico, ma soprattutto a livello tecnico. Perché nel giro di due settimane circa la Cmb dovrà pure sapere dall'Ausl se nel progetto che verrà messo a bando la Radioterapia è prevista o meno, dato, fra l'altro, che gli attuali acceleratori lineari avranno al massimo dieci/quindici anni di vita e occorrerà sapere se verranno sostituiti per Carpi o per gli ospedali modenesi. I progetti di fattibilità sono mica parole: sono architettura, edilizia, dotazioni tecnologiche, risorse finanziarie: cose, insomma sulle quali occorre avere le idee chiare, qui e ora, non nel corso del tempo.
Anche perché la Radioterapia di Carpi ha un valore che va ben oltre i 5,5 milioni investiti nel 2011 si può dire dall'intera città, visto che vi concorsero, insieme alle aziende sanitarie modenesi, la Fondazione CR Carpi, il maggior sovventore, e i volontari dell'Amo. Non solo, ma come si legge nella mozione della maggioranza del febbraio scorso, ha svolto in questo quindicennio un lavoro egregio. I trattamenti hanno raggiunto la media di circa 30 al giorno per 251 giorni lavorativi (7mila 530 all’anno). Le patologie trattate sono quelle della mammella, prostata, encefalo, gastrico, palliativi. L’utenza proviene da tutta l’area Nord (Finale Emilia, Mirandola, San Felice, Bomporto, San Prospero, Novi di Modena, Soliera): 10 pazienti dal Mantovano circa all’anno, dalla provincia di Reggio Emilia e anche da Modena per snellire le liste d’attesa. Oltre ai trattamenti, vengono eseguite visite radioterapiche (596 nel 2024 solo prime visite a cui segue una seconda visita) e i controlli di follow up. E il personale si compone di 2 infermieri, 1 oss, 1 amministrativo e di due radiologi part time. Sono cifre che depongono clamorosamente contro ogni tentativo accentratore dettato da logiche di risparmio aziendale, perché qui si parla di pazienti molto particolari, come sottolinea l'ex parlamentar Manuela Ghizzoni in una intervista al giornale della Diocesi, per i quali un viaggio potrebbe trasformarsi in un'odissea. Una politica che sorvolasse su dettagli come questo.