Asili per cani, parlano due educatori di Carpi: ''Non è un dog parking''

Sempre più famiglie affidano il proprio cane a una struttura diurna. Ma che cosa deve offrire un buon asilo e quali segnali devono far suonare un campanello d'allarme? Ne parlano Rossella Setti e Mattia Polisena

Portare il cane all'asilo mentre si è al lavoro è un'abitudine ancora poco diffusa, ma in crescita anche nel territorio carpigiano. Rossella Setti e Mattia Polisena, educatori cinofili che a Carpi gestiscono un asilo e una pensione per cani e lavorano con gli animali da oltre dieci anni, vogliono anzitutto sfatare un equivoco: l'asilo non è un "dog parking", un posto dove lasciare il cane quando si sta troppe ore fuori casa. «Un asilo fatto bene, dove i cani non vengono chiusi in box, è un'occasione di crescita e benessere», spiegano. Lì il cane può muoversi liberamente, stare con altri cani, giocare ed esplorare, cose che a casa spesso non può fare. Secondo loro non bastano né il giardino, uno spazio già conosciuto e con pochi stimoli, né la passeggiata, che spesso si riduce a pochi minuti al guinzaglio. E quando un cane giovane sembra ingestibile, prima di pensare a comandi ed esercizi bisognerebbe chiedersi se la sua giornata è abbastanza piena: la noia, spiegano, è spesso all'origine dei comportamenti difficili. segue

Secondo i due educatori, alcune cose un cane può impararle solo dagli altri cani: comunicare, rispettare i limiti, gestire la frustrazione. Un cane adulto ed equilibrato può fare da riferimento a uno giovane, ma mettere insieme tanti animali non basta: se il gruppo è sbagliato, l'esperienza diventa negativa. Per questo serve un educatore che conosca i singoli cani, formi gruppi compatibili e sappia quando intervenire. È questa, insieme al tempo, la differenza con un'area di sgambamento: incontrare un altro cane per qualche minuto al parco non è come passare ore in un gruppo stabile. Setti e Polisena invitano anche a pensare alla razza prima di prendere un cane: ogni razza ha attitudini proprie, e un Maltese non ha le esigenze di un Husky. Capita spesso, raccontano, che chi vive in appartamento e lavora otto ore al giorno scelga un cane molto energico; in questi casi l'asilo può essere un aiuto. segue

Come scegliere, allora, un asilo? La prima regola, dicono, è la trasparenza: bisogna poter visitare gli spazi, vedere i cani insieme, sapere come si formano i gruppi e chi li sorveglia, e ricevere qualche aggiornamento durante la giornata. Poi contano le strutture: alberi che facciano ombra d'estate (un gazebo non basta), acqua sempre disponibile, ripari asciutti e riscaldati per l'inverno, recinzioni robuste e personale con esperienza e nozioni di primo soccorso. Tra i segnali d'allarme indicano il non vedere gli altri cani durante il primo incontro di prova, animali chiusi in box o in gabbia, campi spogli e senza ombra, fango ovunque e cattivo odore. Soprattutto, troppi cani in poco spazio: tenerne 30 o 40 nello stesso recinto significa più stress per gli animali, che hanno invece bisogno di spazi ampi divisi in più recinti. Infine, chi deve lasciare il cane anche di notte, per esempio durante le vacanze, deve sapere che non tutti gli asili sono attrezzati come pensione: meglio chiedere se la struttura è abilitata e visitare il posto in cui il cane dormirà.