Nel corso dell'anno fiscale 2024, l'ultimo disponibile, il potere d'acquisto medio di un pensionato della provincia di Modena – calcolato in base all'indice dei prezzi al consumo FOI-Istat – è stato di 20mila 913 euro contro i 20mila 874 del 2016 con una marcata differenza di genere a vantaggio dei maschi sulle femmine pari a 5mila 64 euro. Questo ritorno ai livelli di nove anni fa si deve all'adeguamento avvenuto nel gennaio 2024 rispetto al tasso di inflazione del 2023, anche se non riesce a recuperare la perdita legata all'andamento negativo degli anni precedenti, soprattutto del 2022, calcolabile su un valore medio di mille euro in cifra assoluta. Nell'area dell'Unione Terre d'Argine, poi, le certificazioni uniche 2024 dei pensionati sono state 8mila 14, pari a un importo complessivo di 161,5 milioni (il 17 per cento del totale) e per un ammontare, sempre medio, di 20mila 150 euro, superiore solo a quello delle aree di Mirandola e collinare e montana, ma inferiore a Modena, Castelfranco, Sassuolo e Vignola. segue
Sono alcuni dei dati che si ricavano dal "Quarto Report sui pensionati e sulle pensionate modenesi” reso noto nel luglio scorso ed effettuato da Spi CGIL e Federconsumatori Modena estratto nell'aprile di quest'anno da un campione di 400mila certificazioni uniche effettuate nei Caf CGIL dell'Emilia-Romagna. Il positivo ritorno al passato, tuttavia, non riguarda le pensioni che superano di quattro volte la minima e per le quali gli adeguamenti sono soggetti a una riduzione progressiva. Ad attenuare l'ottimismo interviene anche un fattore di sostanza. L'evoluzione del costo del carrello della spesa per gli anziani “...ha avuto un impatto maggiore – si legge nel Report – rispetto alla restante popolazione; stessa cosa per l'energia elettrica, cresciuta in dieci anni del 90 per cento, e il gas di rete, cresciuto del 60 per cento. Nei fatti la buona notizia del recupero di potere d'acquisto – ne desume il Report – non può che essere letta attraverso la lente dei consumi reali”. E un ulteriore elemento che ha inciso in questi dati, all'apparenza positivi, è la progressiva crescita del numero di trattamenti pensionistici poveri e insufficienti. segue
Si possono ricavare altre considerazioni da un Report che si affaccia anche sugli anni precedenti, fino appunto all'anno fiscale 2016. Chi per esempio arriva al pensionamento oggi è più povero di chi ci è andato negli ultimi vent'anni: solo a Modena, la fascia dei pensionati "giovani” fra i 55 e i 65 anni che hanno approfittato delle agevolazioni in uscita permessi dalla normativa, hanno subìto una riduzione del reddito pari al 20 per cento. Peggiorano inoltre i dati riferiti alle donne. Ogni anno il divario tra uomini e donne si allarga nelle pensioni di 100/150 euro, con un differenziale negativo che nelle dichiarazioni presentate al Caf CGIL, nel 2025 ha raggiunto il 22 per cento. C'è infine la condizione dei pensionati che vivono soli: a Modena e provincia ci sono 117 mila nuclei familiari composti da una sola persona, pari al 37 per cento del dato complessivo. Tra questi sono 50mila quelli composti da un solo over 65. Secondo il Report, quelle per l'abitazione, comprensive di acqua, elettricità e gas, rappresentano mediamente il 48 per cento delle spese complessive dell'anziano che abita da solo. Un dato medio, che arriva però al 66 per cento della spesa mensile se si considera anche l'affitto. “E' evidente – sottolinea il Report –, per le famiglie unipersonali composte da anziani, il peso abnorme della casa sul proprio reddito. Un peso che assieme alle spese obbligate trascina sempre più anziani soli (ma non solo) nella fascia della povertà”.