Più che una conferenza stampa, quella di oggi tra il vecchio e il nuovo Carpi è sembrata una sorta di “passaggio della campanella”, ovvero la cerimonia di Palazzo Chigi nella quale il Presidente del Consiglio uscente passa il testimone al successore e alla sua nuova compagine che ha l’onore/onere di guidare il Paese. Qui non ci sono di mezzo i destini di un stato, ovviamente, ma per restare nella metafora, chi si prende la campanella eredita una situazione sana sul piano economico, potenziata nelle infrastrutture e incredibilmente vincente sul campo, con traguardi mai raggiunti nella centenaria storia della squadra. L’eredità è ingombrante, ma quello che emerge dalla conferenza negli uffici della NCS – società che fa parte della cordata proprietaria del Carpi – è tanta sintonia nelle ambizioni e nella fame di successi, ma anche una importante differenza sul coinvolgimento della città. Lascia infatti una società “autarchica”, costruita intorno alla vulcanica personalità di Stefano Bonacini, che per sua stessa ammissione amava molto fare da sola. Ne arriva una che vuole accendere la passione della città, unica impresa forse non riuscita al Carpi di Bonacini che, però, sul campo ha scalato ogni gerarchia calcistica italiana, arrivando a calcare i prati di San Siro, dell’Olimpico e dello Juventus Stadium. La nuova società raccoglie una sfida difficile con entusiasmo e tanta ambizione, la società uscente lascia con l’orgoglio che merita un decennio da sogno.
Il passaggio di consegne è iniziato con l’ex patron Bonacini che ha spiegato l’addio dopo 11 anni incredibili: “Dispiace lasciare un pezzo di vita, ma era il momento giusto per uscire. Non si poteva fare di meglio, non ne avevamo più a livello motivazionale, era giusto così. Ora probabilmente mi fermo un anno, devo gestire un’azienda e i danni della pandemia richiedono impegno e attenzione. Ma vi dico che questo è solo un arrivederci”. Poi l’ex socio di maggioranza ha riservato un lungo e appassionato saluto a tutte le persone che hanno condiviso con lui questi 11 anni di Carpi. Cristiano Giuntoli, Fabrizio Castori e Simone Romagnoli sono solo i nomi più celebri, ma escono solo a specifica richiesta della platea. Bonacini di sua iniziativa ringrazia a più riprese tutto lo staff e chi lavora dietro le quinte: “Autisti, magazzinieri, commercialisti creano l’ambiente di lavoro, sono determinanti, a fine anno valgono anche loro dei punti in classifica, lo posso garantire” ha detto Bonacini in uno dei passaggi più significativi del suo commiato. Un Bonacini che non si è sottratto all’autocritica quando ha toccato il punto della scarsa empatia con la piazza, forse l’unica vera macchia della sua gestione: “Può essere, magari abbiamo fatto errori in questo senso, ma noi siamo fatti così. Ci piace essere autonomi e fare di testa nostra, senza andare col cappello a chiedere in giro a sponsor e finanziatori”. Bonacini rimarca questo concetto a più riprese – e come detto su questo la nuova proprietà promette cambiamenti radicali – ma il commiato è soprattutto il momento dei bilanci.