Sono tre le menti dietro il progetto di placemaking che ha coinvolto la parrocchia di San Giuseppe Artigiano a Carpi: Stefania Campioli (architetto e urban designer), Marco Iori (user experience designer) e don Carlo Bellini, parroco di San Giuseppe. Il placemaking, racconta Stefania (che tra le sue esperienze annovera anche un dottorato proprio su questo argomento), è un approccio multidisciplinare e partecipativo alla progettazione e alla gestione degli spazi pubblici (in questo caso, il sagrato di San Giuseppe, ndr), che mette in evidenza la dimensione collettiva della loro costruzione, legandoli alla loro storia e identità. Stefania e Marco, marito e moglie, hanno quindi accolto con piacere la richiesta di don Carlo di esprimere le proprie passioni nel no profit, lanciandosi nello sviluppo del progetto.
«Il primo passaggio è stato il consiglio pastorale di luglio 2025, dove abbiamo presentato il progetto, ma stava poi alla comunità esprimersi – spiega Marco –. La particolarità del placemaking è che non si tratta di un percorso in cui si sa già dove si andrà a parare, ma è davvero l’espressione di un cammino comunitario. Siamo partiti dall’ascolto della comunità, coinvolta in maniera intergenerazionale, e abbiamo cercato di capire come il sagrato venisse vissuto». Il periodo da settembre a dicembre 2025 è stato quindi definito come la “Fase di ascolto”, durante la quale è emerso il modo in cui adulti e bambini vivono lo spazio. «Gli adulti – sottolinea don Carlo – si sono finalmente accorti di cosa pensavano i bambini e i ragazzi, che avevano grandi idee». Dai bambini e dagli adolescenti (dai 6 ai 15 anni) è uscito in modo forte il tema dell’identità legato alla statua di San Giuseppe e alla facciata della chiesa, mentre gli adulti intendono il sagrato soprattutto come un luogo di apertura verso il quartiere. segue