Borsa delle parole 1, Diario minimo, 11 luglio

Borsa delle parole 1, Diario minimo, 11 luglio

Light - E’ durato poco il momento di gloria della cannabis, diventata all’improvviso socialmente accettabile grazie al furbesco abbinamento con l’aggettivo salutista anglosassone light, cioè leggero: un termine fortunatissimo, che conferisce ai prodotti un’aurea di positività taumaturgica spesso immeritata, spalancandogli le porte del successo commerciale globale. È proprio di questi giorni, infatti, la sentenza della Corte di Cassazione secondo cui la cannabis, anche se light, resta pur sempre una droga e come tale è illegale. In attesa dell’inevitabile giorno in cui, per fare cassetta, qualche musicista abbandonerà l’heavy a favore del Light-metal, magari lanciando “il primo disco che fa dimagrire”; o di quello, molto più improbabile, in cui una nuova sentenza ci libererà dall’ingiustificato senso di colpa che ci prende quando, bevendoci una Coca normale, ignoriamo i presunti benefici di quella light; nel frattempo, dicevo, non ci resta che proporre un’alternativa davvero sana, passando dal cracker leggero e quello leggerò: dove l’acquisto dello snack dà diritto ad uno sconto su un libro a nostra scelta. Perchè per stare meglio, non basta diminuire di peso: occorre anche aumentare di cultura. 

Autotune - Salito alla ribalta col successo della Trap, il software che corregge l’intonazione canora, si sta rapidamente imponendo come strumento fondamentale non solo per salire in classifica, ma anche semplicemente per essere più trendy e ascoltati: a questo proposito sembra che un gruppo di insegnanti della scuola dell’obbligo abbia chiesto di sperimentarlo durante l’orario di lezione, per vincere la concorrenza sleale dello smartphone; ed è in corso di approvazione un decreto urgente della Presidenza del Consiglio dei Ministri per renderlo obbligatorio durante i discorsi di Mattarella. 

Black - Anche se a leggere il titolo della premiata serie tv Orange is the new black, ambientata in un penitenziario femminile, il colore più scuro del pianeta sembrerebbe in declino, in realtà il nero non è mai stato così in voga. A cominciare proprio dal sempre più ricco mondo catodico, dove l’inquietante futuro tecnologico raccontato da Black Mirror è la serie più acclamata degli ultimi anni e il carisma di James Spader ha reso The Black List il più avvincente poliziesco del piccolo schermo. E imprevedibilmente il successo del color nero si estende anche al campo economico, dove un tempo era temuto come l’aglio dai vampiri, simbolo di crisi e recessione: oggi, grazie alla magia dei Black fridays, il nero gode di una nuova luce, quella della convenienza di sconti mai così forti. A questo punto non poteva mancare il più grande contenitore di nero conosciuto: quell’abisso di oscurità cosmica che è il black hole, assurto agli onori della ribalta questa primavera, quando l’esistenza di questi misteriosi buchi spaziali è stata confermata dalla prima immagine fotografica. Un vortice infinito capace di ingoiare stelle giganti: e se non si danno una mossa anche quelle un po’ sbiadite dei Grillini. 

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