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Carpi più leggera dopo la ''demussolinizzazione''. Le perle di un dibattito straniante

E' andata, come riferito in precedente comunicazione: dopo tre ore circa di discussione, Carpi si è tolta di dosso il peso della cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini dal Consiglio comunale del 17 maggio 1924. Alla terza seduta dedicata al tema convocata solo per conferire la veste formale di un atto deliberativo a una mozione presentata da Michele De Rosa di Forza Italia  nel luglio scorso, difettano al cronista – lo confessiamo – le motivazioni per tornare di nuovo al merito dei singoli interventi. Tutt'al più, per restituire al lettore il senso di un evidente déja-vu, vale piuttosto la pena rovistare qui e là alla ricerca di spunti significativi.

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Un "errore” ha definito Mauro D'Orazi (indipendente del Pd) la scelta dei suoi predecessori di conferire quella cittadinanza. E da un altro punto di vista il concetto lo ha ribadito la civica Monica Medici, poi astenutasi sulla delibera – disertata dalla destra e votata dal centro sinistra integrato dal consigliere forzitalico – sostenendo che oggi è facile assumere il provvedimento della revoca, potendo contare sull'evidenza della "responsabilità di quegli errori”.  Stesso concetto, ma con un senso diverso: si sarebbe volentieri voluto vedere un D'Orazi farsi cuor di leone e opporre in quel Consiglio del 1924 il suo petto eroico a quel conferimento, prenotando bastonate e olio di ricino, evitati invece da un suo antenato che lo votò. Per dire insomma che il consigliere dem, pur infiocchettando di citazioni il suo discorso, è uscito dalla storia, mentre Medici, pur incorrendo nello stesso "errore”, ha almeno scomodato il famoso senno di poi. E' parsa comunque molto preoccupata, Medici, anche a fronte di un pubblico nettamente gravitante su Pd e dintorni, di non far apparire la scelta dell'astensione come un'incrinatura delle proprie convinzioni antifasciste. Lo ha fatto evocando i veri pericoli dittatoriali dell'oggi, quelli sì da contrastare in ogni modo, compresa una discesa colossale "...di tutti i settantamila abitanti di Carpi in piazza Martiri”. Ipotesi poco realizzabile, ma in quel momento si stava ancora aspettando la decisione di Donald Trump in merito alla "soluzione finale“ per l'Iran.

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Quello che proprio non si è capito, trovandosi di fronte al terzo dibattito sulla materia, è stata l'ostinazione della destra a richiamare con insistenza il “benaltrismo”: Carpi ora ha bisogno di ben altro, non vedete quali urgenze bussano alla porta della città, mentre noi stiamo qui a perder tempo, e così via (Federica Boccaletti, FdI). E pure le altre motivazioni: una tutta tecnicistica e legalitaria portata da Enrico Fieni, pure lui di Fd'I, al traino di una lettera nella quale il Prefetto di Belluno, appellandosi al dato di fatto che l'insignito è morto, sosteneva che non ha più senso adottare un provvedimento al quale lo stesso non può opporsi. L'altra motivazione, interrogativa, dello stesso Fieni: perché un sindaco come Bruno Losi che amministrò per trent'anni e subì arresti e carcerazioni dal regime, non si è mai sognato di revocare la cittadinanza, e come lui gli altri sindaci antifascisti di Carpi? Al che, qualunque spettatore si sarebbe chiesto: ma votatela per dire sì o no e basta a questa delibera. Basterebbero due minuti, prima di dedicarsi ai problemi “veri”. E se qualche cosa di tecnicamente illegale ci sarà, ci penserà il Ministero dell'Interno a farlo presente. Quanto agli altri sindaci, non avevano a che fare con un governo che, pur diluito dal susseguirsi delle generazioni, proviene dall'Msi, e fatica a riconoscersi in una Costituzione alla quale non ha storicamente contribuito. E' che proprio non gli andava, alla destra, di darla vinta alla maggioranza e su un terreno come questo, fertile di culture e storie politiche opposte, anche senza scomodare il persistere o meno del fascismo o della retorica antifascista sciorinata abbondantemente anche ieri sera dai banchi del Pd. segue

Sul fatto che non si possa alla fine cancellare la memoria storica, altro argomento messo in campo dalla destra, l'assessore Giuliano Albarani ha messo praticamente una pietra tombale. Non si tratta di cancellarla, ha detto, ma di attivarla, in presenza di un oggi in cui “si stanno  contando le ore e i minuti che ci restano alla cancellazione di un'intera civiltà”. Le forme di autoritarismo antidemocratico, pericolose e gravide di minacce, insomma, riemergono dal passato e non si può negare che il fascismo, specie quello degli anni Venti, avesse preso di mira, con spregio, tutte le manifestazioni della democrazia, dalle elezioni al regime parlamentare ai partiti agli enti locali. segue

 

Resta di dire di una piccola evoluzione antropologica che riguarda il consigliere Claudio Cortesi, di Fratelli d'Italia. Alla faccia di chi non crede che le istituzioni alla fine smussano e raffinano i comportamenti al punto da trasformare una underdog nella rappresentante dello Stato italiano sul palcoscenico mondiale, per di più con buona padronanza dell'inglese, il nostro consigliere ieri sera si è alzato in piedi, nel prendere la parola, cercando di trattenere l'adrenalina iniettatagli dall'argomento in discussione e tutto sommato mantenendosi nei confini di un politico in formazione. L'eloquio incespica un po',  specie dopo aver ascoltato il fluire morbido e consequenziale degli argomenti di Albarani, ma il più pare fatto e la fuoruscita dal bar ormai accertata.