Mica potevamo lasciarli così, i lettori e abbonati di Voce alla chiusura dell'anno e alla vigilia del Nuovo, magari con uno di quei messaggi/meme/video augurali pre confezionati che stanno bombardando da giorni i nostri smartphone e la nostra pazienza. No, intendiamo piuttosto dare sostanza agli auguri con qualche spunto offerto da questi ultimi giorni di cronache che magari (magari!) si presterà a critiche, osservazioni, riflessioni varie, speriamo non insulti.
Intanto, l'anno che se ne va. Abbiamo impiegato tre pagine dell'edizione in carta di Voce mese di gennaio, attualmente in edicola, per giustificare – percorrendo gli eventi proposti dai quotidiani locali – la definizione di un anno da città "pensionata”, ripiegata su se stessa e impaurita dal futuro. E con temi come il cantiere di via Roosevelt e il dibattito sulla sicurezza, con gli addentellati delle risse, dei minimarket, dell'immigrazione, dell'adeguatezza delle forze dell'ordine, a dominare su ogni altro argomento. Tutto lecito, per carità, specie se si aggiungono, a delineare uno scenario plumbeo, le guerre in corso, il venir meno di alcune "sponde” della politica mondiale come gli organismi sovranazionali, la riduzione della geopolitica planetaria a tre protagonisti assoluti e, venendo più vicino a noi, le preoccupazioni per il costo della vita, la fissità di salari e stipendi, la sensazione di un'Italia in svendita e che sta perdendo i pezzi di una gloriosa industria manifatturiera, l'aumento del divario sociale, la fuga dei giovani, le culle vuote, l'invecchiamento, le patologie croniche dilaganti. Insieme a rivoluzioni tecnologiche vorticose che ci obbligano a interrogarci se saremo in grado di cavarcela nei tempi nuovi che si prospettano, è un panorama che giustifica eccome uno stato d'ansia da "pensionati”, appunto, in cerca prima di tutto di un riparo. Non giustifica però la quasi resa che si percepisce a Carpi, e parliamo della nostra città, perché qui viviamo e qui si può pensare di poter fare qualche cosa. L'effetto è che da noi il nuovo pare non esistere, se si esclude qualche sussulto: il Tecnopolo, poche aziende innovative, l'affannoso rincorrere la transizione digitale da parte dell'Amministrazione comunale, un ritorno dell'interesse per la scienza, teorica o applicata, negli istituti superiori. Quando si legge delle tradizioni locali e dialettali e della Tombola di Carpsàn scelte come indirizzo dell'anno sociale da un sodalizio come il Lions Club Carpi Host, pur con il massimo rispetto per le finalità benefiche e solidaristiche vien da chiedersi: ma è tutto qui quello che può esprimere quell'ambiente fatto di competenze professionali e imprenditoriali? Possibile che da nessuna parte, tanto meno dalle categorie, provengano stimoli per iniziative, creazione di organismi di partecipazione, associazioni di scopo, che non siano le accademie della cucina, le rassegne enogastronomiche, i festival del food, quasi che gli orizzonti imprenditoriali si siano ristretti all'apertura di ristoranti, vinerie, bistrò, caffè e tutto quanto dettino le mode del momento in fatto di cibi e bevande?
Ma, come promesso, veniamo anche agli spunti offerti dalle cronache degli ultimi giorni, per trarne almeno qualche auspicio per il futuro. Tocca partire da via Roosevelt, visto il generalizzato malumore generato in città della gestione del cantiere. Per quanto restiamo convinti che, come sempre accade per le opere, una volta terminati i lavori e conseguito l'assetto progettato, le polemiche resteranno confinate al ricordo e, tutt'al più, a qualche spostamento di voti, è indubbio che l'opera abbia segnato il punto più basso raggiunto finora dalla Giunta in carica. Gli errori si fanno, ma reiterarli non è ammissibile, come resta difficile capire perché non vi sia mai un professionista, un tecnico che ne risponda e ne risulti sanzionato. Dietro la Direzione lavori e la Responsabilità unica di provvedimento, ci sono pur sempre un Direttore e un Responsabile unico che sono persone fisiche, identificabili e perseguibili. Possibile che la politica accetti sempre di diventare il bersaglio del malcontento, sottraendosi al compito di indagare e, se occorre, punire e licenziare? L'esponente di una forza politica di maggioranza ci confidava tempo fa che a volte, i Dirigenti rappresentano il maggior ostacolo per gli Amministratori. Ecco, si vorrebbe che il 2025 segnasse una svolta, al riguardo.
Così come si vorrebbe che la sicurezza urbana, da tema altamente divisivo fra le forze politiche, spingendo le une ad attaccare in perpetuo e le altre a difendersi contrattaccando, in un gioco noioso che non porta a nulla, diventasse una linea d'azione comune, dove sia chi governa qui sia chi lo fa da Roma, mettesse in gioco le proprie potenzialità. Non pensando ai consensi di partito – che quelli arrivano da sé se si fa qualche cosa – ma all'interesse generale E anche questo, vale a dire una classe dirigente locale che si riscopra "cittadina”, togliendo al Pd un po' di arroganza, e a Fratelli d'Italia un po' di faziosità, è un auspicio per l'anno che verrà. La sicurezza urbana è il tema più trasversale che ci sia. Collega immigrazione, nuove generazioni, commercio, cultura e istruzione, edilizia e ordine pubblico, degrado e manutenzione, rigetto e affezione verso la città e il patrimonio esposto pubblicamente: vale la pena farne solo materia di mozioni e contromozioni consiliari e non piuttosto un terreno di incontro di idee, proposte e soluzioni, anche per esercitare tutti insieme pressioni ai livelli più alti dello Stato? E un altro auspicio è che la ricorrente tentazione di affossare l'idea di un nuovo ospedale a Carpi in nome della par condicio con Mirandola, rispolverando quella del fantomatico ospedale baricentrico, torni da dove era venuta. Vale a dire nei calcoli e nelle manovre del Presidente della Commissione regionale Politiche per la Salute, Gian Carlo Muzzarelli, e fra qualche rivendicazione di campanile della Bassa. Spicca al riguardo quella di un consigliere civico mirandolese dal quale arriva la notizia che l'assorbimento del reparto di sterilizzazione del Santa Maria Bianca in quello del Ramazzini, di recente allagato per un incidente tecnico, metterebbe in discussione – con tanto di tensioni interne al Pd dei due territori e di rivendicazioni legate al Pal del 2011 (!) – anni di dibattiti, di proposte e controproposte, di osservazioni e controsservazioni. Che, va ricordato, sono approdati a un accordo fra i sindaci per una gestione integrata della sanità tra i due distretti e i due principali nosocomi dell'Area Nord, alla definizione di un progetto sanitario del futuro Ramazzini, al suo inserimento urbanistico preliminare al progetto di fattibilità e alla proclamazione dell'interesse pubblico che precede gli espropri.
Ma basta così. E' giunto il momento di auguri che siano davvero auguri e tocchino le cose che stanno a cuore a ciascuno di noi, andando ben al di là degli auspici "pubblici” e riguardanti piuttosto la salute, gli affetti, la serenità, i progetti, i sogni di ciascuno, nella fiducia che il 2026 porti del buono a tutti.