Filo di Voce del Direttore

I nuovi assessori e lo strano garbuglio delle deleghe in Giunta

Sembrano un ripasso degli impegni, non tutti mantenuti, assunti con il programma elettorale

Non conosciamo Maurizio Maio, bancario 48enne, laureato in Economia, uno dei due assessori con i quali Riccardo Righi ha ricomposto la proprio Giunta, se non per gli interventi da capogruppo consiliare del Pd nello scorso mandato. Ancor meno ci risulta familiare il secondo assessore, Enrico Cattabriga, 39enne laureato in Filosofia estetica e poi in Cinema, Televisione e Produzione multimediale, candidato alle ultime Amministrative per Carpi a Colori. Al momento, dunque, il massimo che possiamo fare è augurare a entrambi un buon lavoro, per la loro personale soddisfazione e nell'interesse della città. segue

Qualche cosa verrebbe invece da dire sulle deleghe, rimescolate per effetto del “rimpasto” conseguente al commiato di Paolo Malvezzi e alle dimissioni di Alessandro Di Loreto. A cominciare dalle definizioni, vale a dire dal gergo amministrativo. Sì, perché quando si legge che a Cattabriga sono stati assegnati i poteri in fatto di “...Politiche giovanili e benessere delle nuove generazioni, Partecipazione civica e coinvolgimento della comunità, Comunicazione dell’Ente, Servizi al cittadino, Statistica, Transizione digitale e governo dei dati, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e smart city” si ha come l'impressione di trovarsi di fronte non a un'attribuzione di competenze, ma a un ripasso del programma elettorale, quasi che il Sindaco abbia voluto rammentare a se stesso e ai colleghi di Giunta quali erano stati gli impegni assunti in campagna elettorale, non proprio e non tutti strabilianti nei risultati. E che dire di “...Governo del territorio, rigenerazione urbana ed edilizia privata, Sviluppo economico e  progetto specifico dedicato al Patto per l’innovazione e la transizione sostenibile, oltre alle Politiche per il lavoro e Politiche per l’inclusione e il dialogo interculturale”, toccati invece a Di Maio? segue

Qui però passiamo dalla questione nominalistica e formale, alla sostanza. Certo, compiti e ambiti d'azione dei Comuni si sono ampliati, rispetto ai tempi in cui il governo del territorio e tutti i punti di contatto con la pianificazione urbana e le costruzioni si risolvevano semplicemente in "urbanistica ed edilizia privata”, mentre non se ne capisce l'abbinamento con "patto per l'innovazione”, materia prevalente di Cattabriga, e con le “...Politiche per il lavoro e Politiche per l’inclusione e il dialogo interculturale” che avrebbero trovato una migliore collocazione nelle politiche del sociale di competenza di Tamara Calzolari. Temiamo, per Di Maio, repentini cambi di giacca, quando, dagli uffici dell'Urbanistica e dai tecnigrafi, dovrà riunirsi con la Commissione per l'Integrazione degli stranieri o affrontare problemi di lavoro. C'è un po' delle dilaganti esigenze legate al sociale (”abbattimento delle barriere architettoniche”) perfino nei solidi campi d'azione – Lavori pubblici e Bilancio – della vicesindaca Mariella Lugli. Con Tamara Calzolari (“Integrazione socio-sanitaria e salute, prevenzione e promozione di sani stili di vita, welfare, fragilità e anziani; Diritti, differenze di genere e pari opportunità, contrasto alle discriminazioni e alla violenza; Politiche per la casa, contrasto alla fragilità abitativa e accoglienza; Associazionismo e terzo settore”) e Serena Pedrazzoli (“Mobilità sostenibile, nuove forme di mobilità e trasporto pubblico, e mantiene quelle a Sostenibilità, neutralità climatica e transizione energetica; Ambiente, biodiversità, tutela animale, patrimonio verde, infrastrutture naturali; Relazioni internazionali e Progetto Europa) si torna al diluvio nominalistico e al riassunto del programma elettorale. Dal quale si salvano invece Giuliano Albarani (“Scuola e politiche educative per l’infanzia e l’adolescenza, formazione professionale e contrasto alla dispersione scolastica; Cultura e intercultura; Sistema culturale cittadino e valorizzazione del patrimonio culturale; Memoria e pace”) e Paola Poletti, che si è vista affibbiare in più l'agricoltura con la relativa filiera: c'entra nulla con il centro storico e la sicurezza urbana, sue principali attribuzioni, ma si doveva includere, perché nel programma elettorale, ci pare di ricordare, l'agricoltura se l'erano dimenticata.