Non sappiamo da quale nostro resoconto giornalistico sul Consiglio dell'altra sera il consigliere di Fratelli d'Italia, Claudio Cortesi, abbia tratto la previsione che quello che lui chiama, rivolgendosi ai banchi del Pd, "il vostro settimanale di riferimento”, avrebbe esaltato come tutta inscritta nel perimetro del Partito democratico la messa a dimora di un albero commemorativo del secolo dello scautismo. L'unica nota soggettiva nel comunicare l'esito della discussione sulla mozione del centro sinistra e la bocciatura da parte della maggioranza dell'emendamento di Carpi Civica per un coinvolgimento anche del Consiglio comunale, è stato l'uso dell'avverbio "perfino”, a commento di come si sia riusciti a litigare “perfino” su una piantumazione simbolica. Il che doveva lasciare intuire che respingere un emendamento così innocuo e tutto sommato collaborativo suona anche come critica a un centro sinistra troppo propenso ad alzare muri piuttosto che a dialogare con le minoranze (cosa peraltro spesso ricambiata). E doveva anche lasciar intuire che, se "perfino” su temi come questo, non si riesce a stabilire aperture reciproche nell'interesse comune della città, diventa inimmaginabile che possa accadere su questioni più serie. segue
Ma torniamo al consigliere Cortesi, la cui carriera politica in Fd'I, lungi dall'abbrivio degli ambienti troppo romani di Colle Oppio matrice del melonismo, ha preso una decisa impennata dopo la concessione gratuita al partito di un suo negozio sfitto per la campagna elettorale del 2024. Confessiamo che ci diverte molto il suo approccio pop all'istituzione, che lo differenzia nettamente dall'eloquio soporifero di molti suoi colleghi. Al punto che, quando la professione ci obbliga a sintonizzarci sulla registrazione delle sedute consiliari, siamo portati istintivamente ad alzare il volume a ogni sua richiesta di intervento. Da quel momento, le sue parole si confondono con un immaginario tintinnìo di cucchiaini del caffè, discussioni fra gli avventori al banco sull'ultimo goal di Lautaro, ordinativi di spritz, cocacole e piadine, scampanellìi del registratore di cassa, in una familiare, gioiosa e rumorosa atmosfera da vita da tutti i giorni. Per questo va riconosciuto a Cortesi il merito di aver portato il bar nella politica, o meglio, la politica al bar perché è lì che la parola diventa leggera, evitando accuratamente di collegarsi a un pensiero, a qualche forma di studio e di approfondimento, perché ne perderebbe in leggiadria, facilità e libertà. Per esemplificare: mentre a Montecitorio esiste una precisa separazione di stile di linguaggio e portamenti tra la buvette e i banchi parlamentari, per il nostro – possiamo dirlo? – consigliere di riferimento le due sedi coincidono perfettamente. Superando la deprecabile separatezza tra le istituzioni e la vita reale, tra palazzo Scacchetti e il portico di piazza Martiri. In una parola, tra politici e popolo.