Il Covid ferma tutto: meno la voglia della Giunta di ostacolare Aimag

Il Covid ferma tutto: meno la voglia della Giunta di ostacolare Aimag

Siamo in emergenza Covid. Tutto – dal bilancio comunale, ai pensieri e ai sentimenti – sembra convergere lì, nel fronte della pandemia da sconfiggere.  Tutto meno una cosa: continuare a cercare con ogni mezzo di impedire ad Aimag di partecipare alla gara per acquisire Unieco Holding Ambiente. Tant'è che oggi la Commissione Bilancio è stata convocata per discutere una proposta di delibera che, un po' ipocritamente, autorizza sì la multiutility alla gara, ma imponendole l'osservanza di una dozzina di condizioni che alla fine indurrebbero anche il più coriaceo Consiglio di Amministrazione dell'Azienda a rinunciare, buttando all'aria sei mesi di studi, consulenze, piani e progetti messi a punto per dimostrare ai Comuni soci che l'operazione conviene, che Aimag potrebbe espandere le proprie attività nel Centro nord del Paese, specializzandosi nel trattamento dei rifiuti e compiendo anche un salto di qualità dimensionale.

 

 

Le condizioni poste nella delibera fintamente autorizzativa, fra l'altro, sono talmente tecniche nella richiesta di garanzie che la gara risulti conveniente economicamente ad Aimag e sostenibile finanziariamente – nonostante il CdA abbia già risposto in più occasioni a questo tipo di richieste affidandosi a propria volta ad autorevoli advisor – da sollevare un interrogativo: ma può un Consiglio comunale essere chiamato a una valutazione così specifica andando ben oltre le proprie prerogative di indirizzo generale? Pur inchinandosi alla richiesta di una legge come la Madìa che impone il passaggio obbligato della decisione nei Consigli comunali, è legittimo che gli stessi Consigli entrino così nel merito di una tipica scelta di economia industriale, trasformandola in un atto di legittimità amministrativa? Si tratta, inoltre, del solo Consiglio comunale di Carpi: saranno autorizzati a farlo anche quelli di San Possidonio o di Concordia o di Cavezzo e via via di tutti i 28 Comuni soci? E' così che l'azionista pubblico deve guidare una società che sta sul mercato ed è alle prese con temibili concorrenti?

Lo hanno invitato in videoconferenza alla Commissione e quelle condizioni sono le stesse per le quali l'Unione delle Terre d'Argine a fine marzo ha affidato un incarico da 15 mila euro all'avvocato Tommaso Bonetti, associato di Diritto amministrativo e titolare presso la Scuola di specializzazione in Studi sull'Amministrazione pubblica dall'Università di Bologna. Lui le ha redatte e la Giunta di Carpi le ha prese pari pari e trasferite in blocco in una proposta di atto deliberativo del Consiglio, segnalando anche che esse esprimono l'orientamento dei quattro comuni delle Terre d'Argine – visto che il legale lo hanno pagato tutti e quattro – che con il 49,16 per cento controllano il patto di sindacato della maggioranza pubblica. In altri termini, dopo essersi nascosta dietro la Segreteria generale, i Revisori dei conti e infine il patto di sindacato, ora l'Amministrazione comunale carpigiana sembrerebbe far proprie anche le clausole suggerite da un ulteriore soggetto, un consulente legale esterno, pur di non assumersi l'onere di una decisione che dovrebbe essere solo di indirizzo politico generale. Come si fa a non leggere tanta ostinata resistenza affidata ad altri come un modo per mettersi al riparo da ogni responsabilità? E magari per evitare, come da più parti si sospetta, che Aimag diventi quello che altri non vogliono che sia?

 

 

 

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