Parli di nomine in Fondazione CR Carpi o in Aimag e subito salta fuori Simone Morelli. I cui andirivieni esistenziali altro non fanno che confermare, alla fine, la centralità assoluta della politique politicienne nei suoi pensieri. Manovrava così già da Vicesindaco, all'interno di quel crogiuolo di aspirazioni, personalismi, correnti, cerchi e cerchietti che è il Pd. Immaginarsi se non dovrebbe farlo ora in cui un partito non ce l'ha, se non come etichetta e il seguito cittadino si riduce a poche anime, per cui destreggiarsi sulle nomine resta per lui la scorciatoia più rapida e veloce per tornare a galla, ritagliarsi un ruolo, piazzarsi e piazzare, collocarsi e collocare: è pur sempre membro della coalizione di maggioranza, no? E il marchio Azione servirà bene a qualche cosa? Se non si corresse il rischio di scomodare una categoria di rilevanza storica rispetto alle ambizioni di un singolo, si dovrebbe parlare di lui come di un "doroteo”, nel più classico stile di visione del potere. Solo che il doroteismo si cimentava tra destra e sinistra Dc, trovando in questo anche qualche contenuto, qualche sprazzo di idea, sia pure mediata e compromissoria. Il doroteismo di Morelli è invece essenzialmente concentrato su di lui, sull'ambizione di tornare nel cono di luce della politica. Con un tratto originale tutto suo, però: la vendetta.
E va riconosciuto che gliene hanno fatte, a Morelli. Non tanto il Pd che anzi, di fronte al suo attivismo un tantino insofferente alle regole amministrative e alla sua voluttà nell'andare contro il main stream post comunista (la sua esultanza, per esempio nell'aggiudicare il restauro del Torrione a un'impresa che non era la Cmb...) si rivelò imbelle a assente, solo preoccupato di tener buona la propria ala cattoriformista frettolosamente identificata con il Vicesindaco dell'epoca. Quanto i suoi colleghi di Giunta che, incapaci di tenergli testa politicamente, di dire al mondo "il re è nudo” quando Morelli spendeva e spandeva, creando addirittura un proprio Municipio nel Palazzo della Pieve, non trovarono di meglio, per contenerlo, che cercare una sponda in uno dei servizi di polizia giudiziaria. Che si mosse, nel caso specifico, in modo decisamente spettacolare quanto poco efficace sul piano processuale, come dimostreranno le due assoluzioni. Ma che servì a farlo fuori. Per questo le ultime mosse dell'ex Vicesindaco crediamo vadano intese in senso assolutamente personale, come la via più breve per riaffiorare senza sobbarcarsi battaglie superiori alle sue forze, interne al Pd o, peggio, alla maggioranza di centro sinistra. A meno che... A meno che qualcuno creda per davvero, ipotesi avanzata su La Pressa da un commentatore politico, che Morelli pensi di trovare un appoggio nel sindaco Riccardo Righi nel ribaltare l'asse politico Manuela Ghizzoni-Daniela Depietri-Paola Ruggiero (ovvero l'epicentro dell'attuale Pd carpigiano) che, a parere dell'editorialista, stringerebbe d'assedio il primo cittadino. A parte che il Sindaco non parrebbe avere nelle proprie corde tale predisposizione al politichese, proprio la politica insegna però che i ribaltamenti non si fanno con le nomine e la disseminazione degli amici nei posti che contano. Occorre un duro lavoro di raccolta di consensi e di relazioni rispetto ai quali le scorciatoie restano solo un'illusione.