La nota di soddisfazione diramata dall'Amministrazione comunale per il raggiungimento di tutti gli obiettivi fissati per impiegare le risorse che il Pnrr ha assegnate a Carpi (32 milioni sui 38 spesi per 28 progetti) ha ragioni più che fondate. Non era affatto scontato, e lo si è visto per tanti altri enti locali, che il Comune di Carpi riuscisse a dotarsi di una tecnostruttura all'altezza del compito, in tempi di così scarsa competitività sul mercato dei tecnici. Né che riuscisse a chiudere con mezzi propri una forbice così impegnativa – poco meno di sei milioni – tra i costi finali e le risorse europee (e da qualche parte, specie nei ritardi sulle manutenzioni, se ne è anche avvertito il peso). C'è dunque di che complimentarsi con il settore delle Infrastrutture e dei Lavori pubblici per l'accesso ai bandi delle varie missioni, con l'assessore Marco Truzzi, e poi, con l'assessore Paolo Malvezzi, per la loro "messa a terra”, come si usa dire. Se una riserva si può avanzare, dunque, non è tanto su come sono state espletate le pratiche, indetti concorsi e gare d'appalto, affidati e rendicontati i lavori nelle loro varie fasi di attuazione. E' piuttosto su alcune scelte effettuate, in particolare nell'ambito della misura "Inclusione e coesione”, la più complessa, quella che ha assorbito le maggiori risorse con quasi la metà dei progetti visto che puntava alla valorizzazione e rigenerazione di intere aree urbane. segue
Senno di poi, si dirà. Ma una di queste scelte la si era messa in discussione da subito, mentre per altre si è preferito attendere i risultati, prima di giudicare. Diciamo subito, allora, che se nella rigenerazione urbana ci sta senz'altro il rovesciamento a est della stazione ferroviaria con tutto quello che ha comportato e che è compreso nella definizione di “oltreferrovia”, non si è mai riusciti a capire – e si deve a Monica Medici l'aver più volte sollevato la questione in Consiglio – la mole dell'intervento per il recupero della Corte di Fossoli (18 milioni di cui 15 dal Pnrr). E' un intervento di "Inclusione e coesione”? Certamente sì, vista la destinazione del complesso, tra alloggi e servizi sociali, spazi e locali pubblici. E' un intervento di “rigenerazione”? Certamente sì, perché un'intera area degradata viene rimessa in piedi, ricostruita e rifunzionalizzata. Ma non la si chiami "rigenerazione urbana”, perché sotto il profilo urbanistico il recupero di un immobile degradato al confine tra una frazione e la campagna non aggiungerà nulla alla qualità urbana di Carpi. Sia ben chiaro: niente contro Fossoli che è la frazione più grande e popolosa del territorio comunale. Ma è la dimensione dell'investimento che lo rende sproporzionato per una realtà frazionale, sottraendolo a un capoluogo dove avrebbe avuto ben altre ricadute, beneficiando tutti. Vogliamo parlare dell'eliminazione del passaggio a livello di via Roosevelt? O del recupero del Supercinema? O di accordi operativi sui fabbricati compresi tra piazza Martiri e via Menotti? segue
Una riflessione dello stesso tenore potrebbe riguardare le cosiddette aree ambientali (via Messori, zona Colombo Marco Polo, parco Berlinguer) costate tre milioni. Vedendo i risultati, viene alla mente il classico luogo comune popolare: ma anziché lasciare tre piccoli e trascurabili segni di belletto sul volto della città, non se ne poteva scegliere uno solo, ma davvero incisivo e impattante, sommando le risorse? Per esempio lo stesso quartiere di via Colombo, trasformandone davvero la viabilità e attuando tutti quegli interventi previsti dallo stesso Pums, il Piano urbano per la mobilità sostenibile, che ne avrebbero fatto un esempio concreto di come intervenire per compattare, con piazzette, aree a traffico limitato, zone verdi, una periferia anonima e dispersa. Tanto più se si considera che lavori come quelli sui ponti di San Martino Secchia e di via Lama, rifatti sempre a spese del Pnrr, non si può dire che possano rientrare in un quadro di rigenerazione, concetto che implica aree, più che singoli cantieri, affrontabili, questi ultimi, con altri bandi, con altri finanziamenti. Per non parlare degli attraversamenti della Losi, che della definizione originaria di "scavalcamenti” hanno mantenuto solo il nome, data la sistematica rinuncia ai sovrappassi. Bravi, dunque, a palazzo Scacchetti a portare a termine gli impegni assunti al momento di chiedere e ricevere i finanziamenti del Piano. Ma il Pnrr era stato pensato per modernizzare il Paese, rimediando alla carenza di mezzi delle istituzioni. Sotto questo profilo, alcuni problemi cronici di Carpi sono rimasti irrisolti: dai passaggi a livello alle rotatorie con semafori, dalla frammentazione di una periferia dalle troppe strade e con scarsi spazi comuni, all'assenza di verticalità (sotto e sovrappassi) per facilitare la circolazione, dalla poca organicità dei percorsi ciclabili all'assenza di un grande parcheggio nel settore nord est del centro storico. Non si può parlare di occasione mancata e non è che si potesse fare tutto con una quarantina di milioni. Ma qualche cosa di meno nella quantità e di più nella qualità (più lungimirante e innovativo) per una città più europea, questo sì. (nelle immagini tratte dal sito dei progettisti di Politecnica alcuni rendering di come sarà la futura Corte di Fossoli)