Via Roosevelt penultimi fuochi: un progetto mai chiarito con la città e partito dalla fine

Parla di “minacce politiche”, il consigliere Giulio Bonzanini (Lega Carpi) riferendosi al commento indiretto del Sindaco al sopralluogo compiuto da una delegazione di Fratelli d'Italia sul cantiere di via Roosevelt e relativa verifica di “eventuali violazioni delle regole di accesso al cantiere ai non addetti ai lavori”. E Federica Carletti (Fratelli d'Italia) rincara: “Parlare di irregolarità significa non avere più argomenti su un tema dove il Sindaco si trova evidentemente in difficoltà” visto che la delegazione non ha varcato transenne o violato lo spazio del cantiere. Siamo ai penultimi fuochi polemici (per domani è annunciata l'ennesima data di rimozione del cantiere e dovrebbe essere la volta buona) della vicenda che ha dominato le cronache di tutto il 2025 e sulla quale la Destra consiliare ha investito molte energie. “Penultimi” perché? Perché qualche dubbio è già stato sollevato sulla funzionalità dell'opera per le carreggiate ristrette dalle isole al centro dell'arteria. E "penultimi” perché l'estate prossima, a detta degli esperti, il manto bituminoso posato in tutta fretta in piena stagione invernale per concludere i lavori nei termini utili per i finanziamenti ministeriali potrebbe lacerarsi in vari punti, costringendo il Comune a rifarlo. segue

Ma leggendo i commenti, a volte rabbiosi, sui social, la conclusione del cantiere non sta per niente placando il livore polemico. Si vuole un capro espiatorio e qualcuno lo ha già individuato nel Sindaco. Ma il Sindaco è figura politica e, stabilito che non ha infranto nella circostanza limiti di legge, restandone piuttosto vittima lui stesso, ne risponderà sul piano politico, ovvero con le prossime elezioni.  Esistono semmai ben altre responsabilità tecniche, di progettazione, di esecuzione delle opere e di controllo da parte dei titolari comunali del provvedimento che andrebbero accertate e sanzionate. E questo è un primo aspetto della questione. Ce n'è un altro, che definiremmo “esistenziale” che riguarda l'opportunità stessa dell'opera in questione. Che cosa ha ispirato l'idea di realizzarla? Francamente, non ci sentiamo di giustificarla con i risibili vantaggi ambientali in termini di isola di calore e inquinamento dell'aria da abbattere con la vegetazione. Vale piuttosto il risultato, ovviamente da verificare, della fine degli allagamenti di alcune vie limitrofe e della stessa via Roosevelt in occasione di forti piogge. segue

 

Non era però tanto questo, l'intento originario, quanto quello di chiudere definitivamente via Roosevelt al traffico di attraversamento nord sud, all'altezza del passaggio a livello, sostituito dal futuro (e futuribile) sottopasso tra via Tre Ponti e via Manzoni, con deviazione del traffico sulle vie laterali alla Roosevelt, come la Lago di Bracciano che immette al sottopasso della Pezzana o come la Ramazzini e altre tutte afferenti a via Tre Ponti e, da qui, al sottopasso di cui si parla da mezzo secolo. Una volta chiusa, la via Roosevelt diventerebbe una sorta di strada/piazza, adeguatamente attrezzata per esaltarne la funzione non più di arteria di attraversamento ma commerciale e residenziale, con il solo traffico di avvicinamento. Il progetto del sottopasso è rimasto però in un cassetto come tutte le opere complementari. L'idea di chiudere la strada avrebbe comportato un confronto serrato con negozianti e residenti. Certamente. E allora si è partiti dal più facile, dall'arredo urbano, cioè dalla fine: e non è neppure andata benissimo.