Il rifugio, Interlinea

Patrick Spain e i suoi due bambini vengono ritrovati morti in un complesso residenziale mezzo abbandonato per colpa della crisi. Jenny, la madre, è in fin di vita. All’inizio Mick Kennedy, il detective di punta della squadra Omicidi di Dublino incaricato delle indagini, pensa alla soluzione più scontata: un padre sommerso dai debiti, travolto dalla recessione, ha tentato di uccidere i propri cari e si è tolto la vita. Ma ci sono troppi elementi che non quadrano: le telecamere nascoste nell’appartamento per un non ben precisato motivo, i file cancellati su uno dei computer e il fatto che Jenny temesse che qualcuno fosse entrato in casa loro per spiarli, ma che poi avesse finito per minimizzare l’accaduto in un momento di confidenza con la sorella Fiona che, peraltro, avrebbe tutto da guadagnare dalla situazione. A complicare il quadro, c’è il quartiere in cui vivevano gli Spain – un tempo noto come Broken Harbour – che riporta a galla ricordi dolorosi del passato di Kennedy. Dopo L’intruso (2017), Il collegio (2019) e Nel bosco (2020), Tana French torna con un thriller che conferma le aspettative di quanti la seguono da tempo e che incuriosirà i lettori che le si avvicinano per la prima volta (e che per questo non tarderanno a mettersi in pari con i precedenti volumi).

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