Siamo in un paese della Francia durante l’occupazione nazista, nel 1944. Mainou ha nove anni e ha perso da poco l’amatissima mamma, morta di parto insieme alla sorellina Mireille: il padre, nonostante questo terribile e sconvolgente lutto, deve tornare al fronte e decide così di mandare il bambino dalla nonna materna, che vive in una fattoria in Lorena. Qui inizia l’avventura di Mainou, che dovrà attraversare clandestinamente, nascosto in un carro di fieno, la linea di demarcazione per recarsi alla casa della nonna, dove dovrà attendere la fine della guerra e il ritorno del padre. La nonna è una signora energica e severa, ma viene subito catturata dal piccolo e vivace nipotino, verso cui mostra una grande premura e un grandissimo affetto; lì vive anche la zia Louise, molto religiosa e non abituata ad avere a che fare con i bambini, e lo zio Émile, affascinante “dandy campagnolo” un po’ poeta, un po’ temerario, che si lega subito moltissimo a Mainou. Il bambino, che deva seguire regole molto rigide per non farsi scoprire dai nazisti, scrive quasi ogni giorno una specie di diario in cui parla con la madre, come se le pagine potessero essere delle lettere dedicate a lei. Nonostante i bombardamenti, nonostante l’apprensione per la sorte del padre e la scoperta di una bellissima ragazza che vive nascosta in solaio, da cui resterà subito ammaliato, il pensiero di Mainou è sempre volto al fatto che la mamma ha trascorso in quella casa buona parte della sua vita, e spesso cerca di vedere le cose e i paesaggi nel modo in cui avrebbe potuto vederli lei. Oltre alla malinconica nostalgia e ai profondi sentimenti che il bambino prova in quei mesi a casa della nonna, c’è anche la curiosità data da una misteriosa scatola che gli era stata affidata dal padre e che ora sembra sparita…
“I miei pensieri sono uno specchio rotto. Mi ci vedo distorto. Appena tocco una tessera del puzzle mi taglio fino a piangere. Sembro stupido con il mio quaderno per scriverti, con il mio amore impossibile, la mia cicogna e quel cofanetto. Ma essere un po’ stupidì fa bene. Rende leggeri, Mamma. Abbraccio il tuo fantasma senza piangere, Mamma. Mi sento vivo, talmente vivo che quasi ti sento.”
“Il guerriero di porcellana è un romanzo breve, poetico, bellissimo. Il mondo che Mainou va scoprendo, insieme a un piccolo di cicogna nato da un uovo che la nonna gli ha regalato al suo arrivo, è un mondo in guerra, in cui si deve correre in cantina durante i bombardamenti, in cui il nemico può arrivare a catturarti da un momento all’altro, ma la bellezza dell’alternarsi delle stagioni, degli animali che sembrano avere un’anima, delle fughe con la bicicletta dello zio danno un velo di speranza, di fiducia nel futuro.
La storia raccontata da Mathias Malzieu è quella di suo padre: gliel’ha raccontata mentre lo scrittore era in ospedale per una malattia abbastanza grave. Questo romanzo incantevole è la trasposizione, arricchita dalla fantasia, di quella storia.