L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon Neri Pozza 2026

Tratto dal diario di Martha Ballard, una levatrice realmente esistita in un villaggio del Maine alla fine del Settecento, questo romanzo racconta in modo avvincente le vicende di Hallowell, dei suoi abitanti, delle violenze, delle bugie, del coraggio, della ricerca di giustizia. La storia si apre in una freddissima notte di fine novembre del 1789: appena dopo aver aiutato una giovane donna a partorire, Martha viene convocata per dare la sua opinione su un cadavere che è stato estratto a fatica dalle acque ghiacciate del fiume Kennebec. La donna infatti, oltre a far nascere i bambini, è anche un’esperta di erbe e infusi, assiste gli ammalati e i moribondi e i suoi consigli sono molto considerati fra gli abitanti. L’uomo è Joshua Burgess e quando Marta vede il suo corpo ferito e martoriato, capisce subito che non è morto annegato, ma che è stato gettato in acqua dopo essere stato picchiato e impiccato: i segni della corda sono ancora ben visibili sul suo collo. Burgess non era uno stinco di santo e molti sono convinti che si meritasse una punizione: pochi mesi prima, insieme a un altro aveva violentato Rebecca, la moglie del pastore, mentre era sola in casa. Nel villaggio, però, un dottorino ventiquattrenne presuntuoso e ignorante, forte della sua “laurea vera” presa ad Harvard, sostiene che la levatrice si è sbagliata, che di sicuro Joshua è morto annegato, quindi si tratta di un incidente e non di un omicidio. Da questo tragico episodio, inizia una lunga ricerca della verità, per cui è necessario svelare segreti e abbattere pregiudizi. Martha è una donna coraggiosa e decisa, forte dell’amore e del supporto del marito Ephrain, dei suoi sei amatissimi e bravi figli, della paziente sapienza del suo operato.

Il romanzo si legge con grande interesse, vi sono frequenti e piccoli colpi di scena e rimandi ad avvenimenti passati che servono a inquadrare bene i vari personaggi, tutto narrato in una prosa sempre tesa ed evocativa. Il villaggio di Hallowell, immerso nella neve, nella brina, nelle tempeste di un inverno che pare immobile nei suoi ghiacci, si anima per incanto nelle vicissitudini dei suoi abitanti e la bravura della scrittrice lo rende vero e reale.

“Il pioppo tremulo è l’albero che prediligo per la corteccia pallida e screziata e la doratura che si sprigiona ogni autunno, ma anche perché tutte le piante sono collegate fra loro da un’unica rete di radici. Si danno la linfa l’un l’altra. Gli uomini avrebbero molto da imparare dalla natura…”

Del resto, Ariel Lawhon, che vive a Nashville, nel Tennessee, è autrice di romanzi storici che sono pluripremiati e tradotti in trenta lingue e una caratteristica delle sue opere è la perfetta ambientazione delle storie.