Le parole della pioggia di Laura Imai Messina  Einaudi 2025

Rubrica La Lettura di Alessandra Burzacchini

A Tokyo, nei giorni di pioggia, lavorano le ''donne-ombrello'': sono studentesse universitarie, pensionate, casalinghe che decidono di avere un’occupazione part-time, ma anche signore senza grandi possibilità di carriera o che a questa carriera non ambiscono più. Regolarmente impiegate in una agenzia specializzata, vengono prenotate da chi deve fare lunghi tragitti a piedi dalla metropolitana al posto di lavoro o viceversa, da chi deve camminare molto portando pacchi e valigie, da chi semplicemente ama avere un po’ di compagnia mentre percorre la strada che lo porta a casa o a un negozio. Discrete, eleganti, sorridenti, si avvicinano al cliente dicendo ''Sono nata in un giorno di pioggia'' e accolgono sotto il loro ombrello chi deve camminare con loro. Gli ombrelli, acquistati e tenuti con grande attenzione, non sono tutti uguali e ognuno racchiude in sé una sorta di dipinto, di incanto, di fiaba, di paesaggio, ma anche di trasparenza, e viene scelto accuratamente dalla donna-ombrello in base alla giornata e al tipo di pioggia. Sì, perché in giapponese ci sono tantissimi modi per designare la pioggia: i kanji per scrivere la parola hanno sfumature diverse che spaziano all’infinito rendendo il fenomeno meteorologico qualcosa di mistico e affascinante, strettamente legato al nostro essere.

Fra queste ragazze e signore c’è Aya, che sembra proprio portata per questo: giovane e veramente nata in un giorno di pioggia, vive il suo lavoro con grande passione, quasi cercando di mettere riparo a una frattura che vive in lei e che riuscirà a ricucire strada facendo. Un giorno conosce Toru, un giovane pugile che si allena su una strada in salita, correndo su e giù. Ammaccato dai combattimenti che spesso perde e forse anche da altro, è colpito da Aya, dalla sua gentilezza e dai suoi silenzi, ma il cammino per la consapevolezza è ancora lungo. E la pioggia continua a cadere, forse ignara di quello che si agita in loro.

Questo di Laura Imai Messina, scrittrice italiana che vive da anni in Giappone e di cui spesso ho consigliato i libri, è un romanzo breve e molto poetico, da leggere lentamente, facendosi trasportare dalle parole, dalle sensazioni, dal rumore della pioggia che muta di pagina in pagina, alternando l’acquerugiola sottile a brevi temporali a squarci improvvisi di cielo chiaro. Vi sono piccoli gesti ed emozioni sospese e profonde in un paesaggio che, pur essendo quello di una grande città caotica e piena di gente che cammina e riempie le strade, ha sempre una rispondenza intima e fiabesca. Bellissime anche le illustrazioni di Emiliano Ponzi che arricchiscono la storia, rendendola nitida e altamente evocativa. ''Aya trova singolare e anche un po’ deprimente che, pure a fronte di maestosi concetti e clamorose dichiarazioni, le persone siano quasi tutte interscambiabili. È solo quanto si affida di sé a qualcuno, le memorie che ne scaturiscono, a farci credere che quel qualcuno sia insostituibile''.