Rubrica La Lettura di Alessandra Burzacchini

Libri: Ann d'Inghilterra di Julia Deck (Adelphi 2025)

ANN D’INGHILTERRA di Julia Deck              Adelphi 2025

In questo libro originale e sofferto, la scrittrice e giornalista Julia Deck, che ha ricevuto numerosi premi letterari per i suoi romanzi, ha affrontato un tema autobiografico e delicato raccontando vicende personali e della sua famiglia con un sofferto realismo, mettendo in luce le debolezze, i ricordi, le speranze e  le contraddizioni che l’hanno accompagnata in un periodo di grande fragilità. In una domenica d’aprile luminosa e uguale a tante altre, entrando nell’appartamento della madre ottantacinquenne con cui era stata in compagnia anche il giorno prima, Julia trova la donna riversa a terra, priva di sensi ma ancora viva, incapace di esprimersi e di muoversi. Dopo la corsa in ambulanza, l’attesa di ore e ore al Pronto Soccorso, le visite frettolose e poco illuminanti dei vari medici che non sanno o non ritengono opportuno prendere una decisione, dopo la diagnosi di emorragia cerebrale e la prospettiva quasi certa di una morte imminente, Julia si trova a combattere con una burocrazia che non si allenta neppure di fronte alla sofferenza, a cercare disperatamente un medico, un’infermiera o aiuto infermiera, un neurologo, qualcuno che cerchi di salvare la madre, che le dia una speranza, che non la tratti semplicemente come un caso clinico a cui dare un’occhiata frettolosa durante la visita mattutina. Mentre si dispera fra la casa e l’ospedale, fra gli uffici e le strutture adeguate in cui far ricoverare la donna, Julia ripercorre la vita della madre, la nascita in una cittadina a quattrocento chilometri da Londra, i suoi studi e i suoi numerosissimi viaggi, gli amori che l’hanno segnata e quelli che sono scivolati via senza lasciare traccia, la sua decisione di vivere in Francia per sempre. Mentre osserva la madre inerte nel letto, semi paralizzata e incapace di parlare, la figlia sente che in qualche modo è vigile e capisce quello che viene detto e fatto intorno a lei ed è fortemente combattuta dal desiderio di vederla progredire anche solo quel poco che le serva per esprimersi e tenere il cucchiaio in mano e quello di lasciarla andare, perché sa bene che una persona così attiva, combattiva, curiosa, appassionata lettrice e avida di film, di vita, di movimento, non vorrebbe mai e poi mai ridursi a vivere come un’invalida non autosufficiente. Barcamenandosi a fatica fra le presentazioni dei suoi libri, gli incontri con gli editori, le corse in ospedale sulla sua bicicletta verde, Julia rivive la sua vita con la madre, le zie e le cugine inglesi, l’abbandono da parte del padre dopo anni di un tira e molla sentimentale, in una sorta di storia nella storia che rende questo libro appassionante, malinconico, estremamente vero.“Comincia a far buio. Guardo mia madre nel suo letto d’ospedale. Sono incerta, non so se devo rimanere o tornare a casa per la notte. Passa l’infermiera, e chiedo a lei. Alza le spalle. Posso dormire qui se voglio, mi troveranno un letto. Sottinteso: nel caso la situazione peggiorasse. Ma non si pronuncia, perché dopo tutto lei cosa ne sa.”