L'uomo di Auschwitz non può essere anche il bambino di Gaza? Una lettera dello scultore Giuseppe Branà

Sono arrivate due gazzelle della Ps. Abbiamo dialogato e mi hanno solamente consigliato di togliere il cartello ''Gaza''. Con la mia installazione non volevo mettermi in antitesi alla giornata di ricordo dell’olocausto

Dallo scultore Giuseppe Branà riceviamo e pubblichiamo: “Sono Giuseppe Branà e vorrei, se è possibile, e nella forma che ritiene opportuna, condividere nel vostro giornale,  la mia esperienza del 27 gennaio, giorno della Memoria al Campo di Fossoli. In forma autonoma ho allestito una performance artistica fuori dai cancelli del Campo di concentramento. Le persone, in verità poche nonostante la ricorrenza e l’apertura gratuita dell’intera giornata,  osservavano l’installazione: incontri, conversazioni e non tensioni. All’interno c’erano le autorità (sindaco,vicesindaco, direttrice della Fondazione Fossoli etc.) che hanno celebrato e terminato senza problemi la cerimonia. segue

“Nonostante fossi all’esterno la direttrice ha allertato le forze dell’ordine e sono arrivate due gazzelle della Ps. Abbiamo dialogato, (in democrazia credo si possa esprimere la propria opinione) e mi hanno solamente consigliato di togliere il cartello (della discordia) “Gaza”, cosa che ho fatto. So che in tante città in Italia ci sono state delle manifestazioni dei ProPal durante le celebrazioni, qualche inquietudine forse innegabilmente esiste …  Con la mia installazione non volevo mettermi in antitesi alla giornata di ricordo dell’olocausto (anzi, la scultura si chiama “l’uomo di Auschwitz”) e  aprire dei fronti contrapposti; la giornata della memoria è di tutti, perché significa la fine del nazi-fascismo. Ma visto che il senso di questa giornata  è quello di auspicare che non si ripetano più oppressioni e stragi di innocenti, non si può tacere, occorre ricordare che ci sono ancora stragi di  innocenti, come lo erano i milioni di quelle povere creature del secolo scorso. E io sto dalla parte degli oppressi, sempre. Il dolore degli uni è il dolore degli altri, anche oggi”. Giuseppe Branà

La posizione della Fondazione Fossoli

"Gentile redazione, per amor di verità e correttezza nella ricostruzione dei fatti, precisiamo che nessun operatore della Fondazione Fossoli – né, tantomeno, il direttore o la presidente – hanno ‘allertato’ o chiamato le forze dell’ordine al Campo di Fossoli.
L’unica cosa che è stata chiesta gentilmente al signor Branà dallo staff della Fondazione, è di usare la cortesia di spostare gli oggetti che aveva disposto dall’accesso del Campo, in particolare la statua lingnea che era stata posta all'ingresso, per consentire il passaggio agevole dei visitatori – scolaresche e gruppi di cittadini – che si sono alternati nelle visite per tutta la giornata del 27 gennaio".