''Mio figlio e i suoi amici aggrediti da coetanei: spinte, pugni e motorino rotto''. La lettera di una mamma

Dalla signora R.S. riceviamo e pubblichiamo:

"Buonasera, sono la mamma di un ragazzo che purtroppo è stato vittima insieme alla sua compagnia di un'aggressione da parte di un gruppo di coetanei quasi tutti italiani di seconda generazione... tranne uno... tengo a precisare che mio figlio fortunatamente non ha riportato ferite e che il ragazzo che le ha riportate si è già mosso insieme alla sua famiglia, come meglio hanno creduto. Volevo portare alla vostra attenzione quanto accaduto. Vi ringrazio fin da ora per la pazienza con la quale leggerete queste righe. segue

Metti un martedì sera di giugno, il 9 giugno. Scuola finita. Immagina un gruppo di ragazzi di quindici/sedici anni, ognuno con il proprio mezzo. I cinquantini, come negli anni Novanta. Metti che vadano dal Pastaro a Limidi. Sono le undici, forse le undici e mezza. Metti che, arrivati lì, si trovino circondati da quindici, forse venti ragazzi. Da questi, senza motivo apparente iniziano le provocazioni. Mani sui motorini. Qualcuno che ci sale sopra senza permesso. Richieste insistenti di provarli. Arroganza, maleducazione, minacce. Metti che i nostri ragazzi decidano di andarsene, di tornare a Carpi, in quella che dovrebbe essere la loro città, per evitare problemi. Metti che vengano seguiti. Metti che inizino gli spintoni. Poi i pugni. Poi un catenaccio addosso. Metti che si accaniscano contro uno in particolare, solo perché ha il mezzo più singolare di tutti. Gli rompono il mezzo. Gli rompono un labbro. segue

E poi li chiamiamo "ragazzi". Italiani. Italiani di seconda generazione, dicono. Ma quella definizione, da sola, non basta a raccontare chi sono, da dove vengono le loro famiglie, quale cultura li ha cresciuti e quali valori hanno scelto di fare propri. Perché il rispetto per gli altri è una scelta. Le forze dell'ordine li conoscono, dicono. Ma non ci possono fare molto. Sono minorenni...  È questa la risposta che viene data. E sarà anche vero. Ma i minorenni di oggi saranno gli adulti di domani. E se a sedici anni ci si diverte a minacciare, inseguire, picchiare e distruggere ciò che è degli altri, non c'è molto da stare sereni pensando a cosa ci aspetterà tra qualche anno. Perché il problema non è soltanto quello che è successo martedì sera. Il problema è quello che stiamo scegliendo di tollerare oggi e che rischiamo di ritrovarci davanti domani. E allora quanto deve peggiorare una situazione prima che qualcuno intervenga? Quanto deve essere lungo l'elenco delle minacce, delle aggressioni, delle intimidazioni? Perché se bisogna aspettare il fatto davvero grave, (come ci siamo sentiti dire dalle forze dell'ordine), quando arriverà sarà già troppo tardi. E la cosa più amara è sentirsi dire che, in fondo, la colpa è dei nostri ragazzi che quella sera erano semplicemente andati a prendere una pasta prima di tornare a casa... Si sono sentiti dire che potevano non andarci... Lo trovo così assurdo!! Non scrivo queste righe per alimentare odio... Le scrivo perché nessun genitore dovrebbe preoccuparsi che un figlio esca in motorino e torni a casa con un labbro rotto, i lividi addosso e il mezzo distrutto e, perché il giorno in cui tutto questo ci sembrerà normale, avremo già perso molto di più di un motorino!" (foto di repertorio)

Lettera firmata

 

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