Da Paolo Negro, ex capogruppo della lista di maggioranza di centro sinistra ''Cresciamo Concordia'', riceviamo e pubblichiamo:
«Gentile Direttore, ho letto con vivo interesse il Suo recente editoriale sulla vicenda di AIMAG, a seguito dell’annuncio dei risultati dell’Azienda. "Avevano tutti ragione". Mi permetta di cogliere in questo “attacco” dell’editoriale una provocazione intellettuale, raffinata, di chi sa benissimo come non sia possibile che abbiano davvero tutti ragione. Quindi? La risposta sta nel Suo "Aimag è tornata il gioiello che era". È la pura verità. Il punto nodale è che, in questi giorni, esattamente un anno fa, si proponeva che l’azienda non rimanesse un gioiello del territorio, ma diventasse, molto più semplicemente – provocazione per provocazione – il gioiello che Hera. Diventando di Hera. E le due prospettive sono diametralmente opposte. Avrebbero, quindi, tutti ragione solo se si rimuovesse proprio questo punto esiziale. Ma la memoria non può essere così corta. Meno di dodici mesi fa, gli stessi vertici aziendali ci mettevano di fronte al fatto compiuto e all’ineluttabilità, dipingendo scenari altrimenti apocalittici, di una sola terapia somministrata come inevitabile ad Aimag: la cessione del suo controllo strategico e operativo al socio privato Hera. Meno di un anno fa, quell’accordo di cessione del controllo industriale di Aimag ad Hera valorizzava l'intera azienda appena 190 milioni di euro. Già allora, applicando i normali moltiplicatori di mercato, sostenemmo che il valore reale fosse molto, molto maggiore. E lo è a maggior ragione oggi. Avrebbero oggi tutti ragione solo se si rimuovesse che quell’accordo Aimag-Hera prevedeva il raggiungimento degli 80 milioni di Ebitda – ampiamente superati nel 2025 – solo nel 2029, e soprattutto solo mediante la cessione del controllo dell’Azienda ad Hera. Mentre oggi i fatti smentiscono questa narrazione. A distanza di un anno, Aimag ha raggiunto, e in anticipo, i traguardi che ci dicevano essere subordinati alla rinuncia della nostra autonomia. Si parla di innovazioni e investimenti realizzati in questi ultimi anni? E per questo “avrebbero tutti ragione”? Se AIMAG è oggi una delle prime 20 multiutilities d'Italia è proprio perché il suo management, nella sua storia, le innovazioni le ha sempre fatte e i suoi amministratori le hanno sempre volute. È una lettura, uno storytelling caricaturale, che l’alternativa – proposta dal Comitato e da chi come il sottoscritto si è opposto a quell’accordo – alla cessione del controllo industriale di Aimag ad Hera fosse l'immobilismo. Nessuno ha mai teorizzato un’AIMAG statica».
«Dissi di "no" a quell'accordo capestro e rassegnai le mie dimissioni da capogruppo in Consiglio comunale perché era evidente che quella narrazione di un'azienda "sull'orlo del collasso" fosse infondata e mossa da interessi, più che legittimi, ma non coincidenti con il bene dei Comuni e dei Cittadini. Sostenemmo che prima di tutto occorreva blindare la governance pubblica ripristinando il Patto di Sindacato fra i Comuni soci, una tesi che la Corte dei Conti ha puntualmente fatto propria due mesi dopo, bloccando la delibera di cessione. Mi sembra inoltre utile una minima “messa a fuoco”. Chi analizza gli andamenti economici di AIMAG dal 2022 a oggi commette un grave errore metodologico se dimentica il contesto. Non si può valutare la fiammata del suo debito o la contrazione dei margini degli anni passati ignorando eventi straordinari come lo shock energetico globale causato dalla guerra in Ucraina. In quel biennio drammatico, tutte le imprese del settore hanno dovuto pagare l'energia e il gas a prezzi esorbitanti e con pesantissimi anticipi di fornitura, indebitandosi per garantire la continuità dei servizi. Tutti fattori contingenti su cui si è fatto leva come se fossero strutturali. A proposito di “immobilismo”, come si può ignorare un altro evento eccezionale del 2022? Mi riferisco all’acquisizione della società Soenergy, costata un esborso finanziario notevole. Quell'operazione, all'epoca aspramente giudicata da alcuni come un azzardo, si è rivelata una scelta strategica vincente e utile per il Gruppo Aimag, con benefici che ora si stanno vedendo tutti. Pochi giorni fa, in Consiglio Comunale, ho votato a favore del nuovo, ripristinato Patto di Sindacato. Aveva ragione, se proprio vogliamo cercare in cosa sia consistita una ragione in più, chi sosteneva che occorreva partire da lì: dal Patto di Sindacato. Ora, finalmente, ci siamo. Il nuovo Consiglio di Amministrazione che verrà nominato a fine giugno sarà finalmente espressione del pieno controllo pubblico e non ballerà più sul voto determinante del socio privato. Il suo mandato sarà conseguentemente chiaro: investire sul futuro e sulla vocazione pubblica dell'azienda, senza che i destini dei nostri territori vengano scritti sopra le nostre teste da qualcun altro. Il destino di Aimag – un gioiello, sì – torna nelle mani delle comunità locali, per tramite dei consigli comunali e dei sindaci. Per affrontare di petto le sfide. Ecco perché, caro Direttore, non avevano tutti ragione. Modernizzare non significa svendere».
Paolo Negro
Risponde il direttore, Florio Magnanini: «Caro consigliere Negro, modernizzare non significa svendere, è vero, ma sopravvivere, con al collo il nodo scorsoio della fiducia delle banche, può anche comportare una scelta obbligata e al ribasso. In tutte le considerazioni che si sentono in questi giorni dopo l'evidente ritorno di Aimag alla condizione di "piccolo gioiello” – e la ringrazio per aver proposto la sua in modo così diretto, argomentato e pubblico e non in forma di mugugno da social – mancano due elementi che si sono rivelati decisivi. Il primo, è, evidentemente il tempo che trascorre, per cui è più che legittimo che una situazione che si presentava al collasso negli anni dal 2022 ai primi del 2024, possa essere cambiata nel corso dei diciotto mesi successivi. Il secondo è il fattore persone, che poi sono quelle che possono aver fatto la differenza tra il "prima” e il "dopo”. E' necessario che le ripeta che alcuni dirigenti sotto la cui ombra vivacchiava il CdA più inerte e diviso della storia di Aimag sono stati estromessi con le buone (fin troppo buone)? E che le cose potrebbero essere migliorate anche – non dico "solo”, ma “anche” – con l'ingresso nell'aprile 2024 di un nuovo manager, guardi un po' di scuola Hera? Certo, esistono anche i contesti, la crisi petrolifera, la guerra in Ucraina, eccetera: ma ammetterà che per passare da una situazione di inadempienza di tutti i covenant e di orizzonti grigi, tali da rendere l'accordo con Hera una sorta di "male minore”, sia servita anche una faccia nuova e capace di ragionare in modo diverso, se non altro perché arrivata da ben altre dimensioni aziendali e portatrice di ben altre esperienze? La ringrazio e la saluto».