Nubi all'orizzonte per l'economia

Nubi all'orizzonte per l'economia

Il mese di febbraio ha confermato sotto diversi aspetti quanto già stava accadendo verso la fine dello scorso anno, con l’economia mondiale dirottata verso un rallentamento economico. Un ruolo cruciale gioca, a questo punto, il futuro accordo tra Usa e Cina sul tema dei dazi commerciali che al momento sembra rimandato di altri due mesi e che avrà un forte impatto sull’andamento futuro dell’economia mondiale. Nel frattempo, infatti, cominciano ad emergere dati poco incoraggianti soprattutto dall’America, prima potenza mondiale, sull’inflazione, sulla crescita, sull’occupazione e sui consumatori. Il quadro complessivo è quindi poco rassicurante in prospettiva per i mesi futuri, ma non ancora allarmante per il breve termine. I prezzi dei beni si confermano in media al rialzo, fatta eccezione per la benzina. Qualora si dimostrassero così resilienti anche nei prossimi mesi, tale situazione potrebbe spingere la Fed (Banca centrale americana) ad alzare il costo del denaro, ponendo le basi per un perfetto shock indotto dal rallentamento economico e rialzo dei tassi di interesse. 

Tuttavia, al momento, i principali economisti mondiali sono ancora piuttosto ottimisti sul trend prossimo dell’economia mondiale, ma in netta divergenza con quanto sostenuto dai principali Cfo (chief financial officer). Infatti, da un sondaggio condotto su 210 aziende americane, è emerso che l’ottanta per cento di loro ritiene molto probabile una recessione e quindi non un semplice rallentamento economico, entro il prossimo anno. Va inoltre precisato che il sentiment dei Cfo americani ha un valore più rilevante rispetto a quello degli economisti in quanto si basa sui dati reali delle aziende e non sui dati prospettici utilizzati dagli economisti nei loro modelli di analisi e che adattano solo successivamente. Anche il dato sull’aspettativa dei consumatori fa suonare un primo campanello di allarme e in passato ha sempre anticipato una nuova recessione economica. Per ora probabilmente è troppo presto per decretare la fine di questo ciclo economico, partito nel lontano 2009 e che si sta rivelando uno tra i più lunghi della storia. Tuttavia, il rallentamento della locomotiva americana non è assolutamente un caso isolato e fa parte di un rallentamento che coinvolge molte potenze industrializzate. 

Gli stessi economisti di Bloomberg hanno rivisto al ribasso il tasso di crescita mondiale al 2.1 per cento dal precedente 4 per cento registrato a metà 2018, così come mostrato dal trend nel grafico, confermando che incominciano ad addensarsi forti nubi sull’economia mondiale. Sempre secondo gli economisti di Bloomberg potremmo assistere nei prossimi mesi a un rallentamento e a una poco probabile ripresa dell’attività economica, ma molto dipenderà da quanto le banche centrali manterranno ancora un atteggiamento accomodante dal punto di vista monetario, tale da non rialzare i tassi di mercato e, soprattutto, dall’esito sulla guerra commerciale tra Usa e Cina, le prime due potenze economiche mondiali. A noi non resta che navigare a vista, ma ben consapevoli che entro il 2020 pare abbastanza probabile assistere a una nuova recessione mondiale e che solitamente non arriva a caso ma viene “forzata” da un evento scatenante. Vedremo più avanti quale sarà l’evento e soprattutto quale sarà il suo impatto sull’economia mondiale che, come mai nella storia, si ritrova con una bolla di liquidità senza precedenti storici. Uomo avvisato, mezzo salvato.   

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