Investimenti sempre più algoritmic driver's

Investimenti sempre più algoritmic driver's

Il vecchio detto “Fin che la barca va, lasciala andare” si adatta bene a quanto sta accadendo negli ultimi anni anche nel mondo degli investimenti. Ma c’è anche chi a ragion veduta potrebbe dire: “Si stava meglio quando si stava peggio”. Nell’ultimo decennio, infatti, con l’avvento nel mondo finanziario degli algoritmi e di una droga di moneta senza precedenti, messa in piedi dalle principali banche centrali, tutto è profondamente cambiato. Fino a vent’anni fa era tutto differente in quanto al centro del mercato finanziario e delle decisioni d’investimento c’erano soprattutto le persone, con la loro preparazione, le loro opinioni ed emozioni. E in effetti la gestione del denaro era in mano a chi sapeva leggere i bilanci, visti un po’ come i guru della finanza in grado di scegliere quali titoli (aziende) fossero migliori. Poi le cose sono cambiate. 

Sono arrivati gli algoritmi che hanno stravolto le regole del gioco e messo da parte le capacità analitiche dei vecchi gestori. Quindi l’approccio al mondo degli investimenti è profondamente cambiato e il driver principale nella scelta operativa è dato dai pc, in grado di elaborare dati statistici molto velocemente e di applicare formule matematiche complesse in un nanosecondo, facendo scattare i segnali di buy o di sell, compra o vendi, da un momento all’altro. Credo che questa “evoluzione finanziaria” sia stata voluta e dettata in modo particolare dall’avidità dei manager delle case d’affari e delle principali banche mondiali, ma a noi non resta altro che prenderne atto e provare ad adattarci allo stato attuale se non vogliamo cadere nella trappola per topi. Come se non bastasse, negli ultimi anni è esploso anche l’uso dei fondi passivi Etf, unica vera e grande rivoluzione positiva nel mondo finanziario, che ha contribuito ancor di più a mettere da parte le capacità dei gestori di una volta. Detto questo, in un mercato pilotato sempre di più dagli algoritmi che gestiscono più della metà degli ordini scambiati sui mercati, risulta chiaro oggi che la situazione è divenuta un po’ preoccupante visto che per esempio nel mercato azionario americano tutto sale in modo indiscriminato per effetto soprattutto dei segnali di buy (compra) delle macchine-pc e meno per l’abilità delle persone. Ma quando i pc si troveranno ad elaborare dei dati statistici negativi allora scatteranno ordini contrati di sell (vendi) e potrebbe tutto venire resettato se si resterà costantemente in certi investimenti. Proprio da questo aspetto a me noto da diversi anni, avevo intuito che l’unico modo per uscire indenni da un meccanismo di acquisti e vendite dettato dagli algoritmi, fosse di creare un mio modello di studio dell’andamento settimanale del “prezzo” di ciascun investimento in quanto è l’unico che subisce quotidianamente i segnali di acquisto o di vendita e che riflette tutte le aspettative e le informazioni del mercato mondiale. Proprio un anno fa, questo modello di studio prezzi applicati all’oro, mi indicava di comprare l’oro quando quotava 1.255 dollari e a distanza di un anno si ritrova a 1.560, con un rialzo del 24 per cento in un solo anno. Ma l’aspetto più interessante, al di là del guadagno attuale, è dato dal fatto che non so cosa decideranno le macchine nelle prossime settimane o mesi e nemmeno ho la presunzione di prevedere il futuro. Odio fare il mago finanziario, ma ho imparato a fidarmi esclusivamente di ciò che farà il prezzo. Nel caso dell’oro esso prevede ad oggi un’uscita in caso di discesa sotto 1.459 dollari e consolidamento del guadagno, mentre lo lascerò correre qualora dovesse ancora salire e venderò poi successivamente a un livello superiore. Me lo farò dire dal prezzo e dal modello che ad esso si adatterà di settimana in settimana, perché prima o poi gli algoritmi faranno vendere.

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