La dinamicità produce redditività

La dinamicità produce redditività

Di fronte alla pandemia sono in tanti a domandarsi quando la nostra economia potrà rimettersi a camminare. Pare scontato che i danni a livello nazionale faranno registrare un drastico e storico calo del Pil ameno dieci per cento circa nel 2020. Un crollo di questa portata del fatturato medio nazionale richiederà necessariamente un intervento governativo con somme di denaro importanti da elargire a fondo perduto così da coprire, almeno in gran parte, i danni provocati alle aziende. Sono fiducioso che verranno prese delle misure di sostegno. In caso contrario mi pare utopistico pensare che solo attraverso nuovi finanziamenti si potranno salvaguardare le attività che hanno dovuto bloccare la propria operatività per circa un trimestre, se non addirittura oltre considerando il tempo necessario per ritornare alla pseudo-normalità. Di conseguenza quando per un imprenditore viene meno l’incasso di un terzo del fatturato annuale, considerando che si troverà a dover pagare i costi fissi sia di struttura che di personale, la parte dei costi variabili e tutte le imposte statali stimate sulla base del fatturato dell’anno precedente, è logico pensare che tutto il suo guadagno annuale verrà bruciato quasi completamente o che forse in alcuni casi sarà addirittura mancante. Questo scenario, abbastanza preoccupante è stato già anticipato dalla forte discesa dei prezzi del mercato azionario italiano. Il nostro indice Ftse- Mib40, infatti, tra febbraio e marzo scorsi è letteralmente crollato del 40 per cento, con una velocità e un’intensità che ha pochissimi precedenti. Questa volta, però, il danno sui mercati finanziari si è esteso alle obbligazioni internazionali e alle materie prime, provocando guasti patrimoniali davvero importanti per molti investitori. A poco è servita la regola della buona diversificazione, in quanto solo due tipi di investimenti si sono salvati: cash e oro. E purtroppo, come spesso accaduto in passato, gli investitori sono caduti nella “trappola della paura” proprio per la natura umana Risk Advers, contraria al rischio. Eppure c’è chi è convinto che le vecchie metodologie applicate alla gestione del denaro possano ancora funzionare. Si trascurano profondi cambiamenti, primo fra tutti la più grande stampa di moneta della storia finanziaria, oltre ai tassi di interesse, negativi come mai in cinque secoli di storia finanziaria, quali nuovi elementi da cui tutelarsi. Da questo ennesimo crash finanziario, anticipatorio di quello economico, si possono infatti trarre profondi insegnamenti che qui vorrei elencare:1) non basta più diversificare; 2) non basta più aspettare; 3) bisogna seguire una metodologia dinamica  e non più statica, che possa innanzitutto salvaguardare il capitale, che possa far consolidare i guadagni prima di certi eventi per poi rientrare sui mercati a prezzi più convenienti. Anche io per esempio adotto questo approccio che mi ha aiutato, evitando anche questo crash. Nel grafico il modello che utilizzo mi ha indicato di vendere il 24 febbraio, vicino ai massimi (vedi freccia), incurante della futura profondità del crollo, in quanto nessuno lo potrà mai sapere. I prezzi nei mercati non si possono prevedere, ma solo controllare. Quindi si sappia che se si vuol proteggere e guadagnare con gli investimenti si dovranno gestirli dinamicamente, oppure si cadrà costantemente nella trappola della paura. La dinamicità è redditività, è bene ricordarlo.

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