Prima Oro e Argento, poi il Petrolio: si sta allargando il mercato reflazionistico

Se salgono Oro e Argento, il mercato segnala ricerca di protezione. La crescita del Petrolio intacca invece l'economia reale

I mercati finanziari raramente si muovono tutti insieme e spesso si passano il testimone. Negli ultimi anni è accaduto qualcosa di particolarmente interessante: prima è partito l’Oro, poi è arrivata la forte accelerazione dell’Argento e infine, proprio mentre entrambi hanno iniziato a correggere, è arrivato il Petrolio. Tre movimenti apparentemente differenti ma che potrebbero rappresentare fasi successive dello stesso ciclo reflazionistico ormai in atto da qualche anno.

Il grafico degli ultimi cinque anni lo dimostra chiaramente. Nel 2021-2022 il Brent era stato il protagonista dello shock energetico e del ritorno dell’inflazione. Tra il 2023 e il 2025 il testimone è passato prima all’Oro e poi all’Argento, mentre il Petrolio rimaneva sostanzialmente fermo.

 

 

 

Nel 2026 la dinamica cambia nuovamente: il Brent recupera rapidamente terreno e negli ultimi sei mesi registra circa +21,83%, contro -14,46% dell’Oro e -20,39% dell’Argento, come dimostra il grafico degli ultimi 6 mesi.

 

Prima Oro, poi Argento, adesso Petrolio. Il movimento iniziato nei metalli monetari sembra quindi essersi progressivamente esteso agli asset reali più ciclici. segue

Il punto più importante, però, non è semplicemente che il Petrolio stia salendo, ma capirne le reali motivazioni. WTI e Brent sono tornati rispettivamente sopra 90 e verso 100 dollari, ma questa volta il rialzo non sembra derivare da una forte accelerazione della domanda mondiale.

Le stime indicano infatti una domanda petrolifera debole e contemporaneamente una forte riduzione dell’offerta, soprattutto per le tensioni e le limitazioni ai flussi provenienti dal Medio Oriente. Siamo quindi soprattutto davanti a uno shock dell’offerta. Ed è qui che la reflazione può trasformarsi in qualcosa di più problematico per il futuro.

Quando salgono Oro e Argento il mercato può segnalare ricerca di protezione, timore per il valore della moneta e domanda di hard asset. Quando comincia a correre anche il Petrolio, quella pressione entra direttamente nell’economia reale attraverso trasporti, logistica, industria, agricoltura e distribuzione. La catena diventa semplice: materie prime più care, inflazione più persistente, minore spazio per le Banche Centrali, rendimenti obbligazionari più elevati e pressione sui multipli azionari.

Se più avanti nel tempo la crescita economica dovesse indebolirsi, il rischio non sarebbe più soltanto di continua reflazione ma di vera stagflazione: calo dell’economia mondiale e rialzo delle principali materie prime, un mix macroeconomico potenzialmente dirompente.

Pare che per questo scenario sia ancora presto perché possa verificarsi, ma che purtroppo sia solo rimandato nel tempo.

Per questo motivo, l’andamento del prezzo del petrolio Brent dovrà essere osservato non soltanto da chi investe nelle materie prime, ma anche da chi possiede Azioni, Bond, Oro o Argento.

L’attuale prezzo incorpora infatti un forte premio geopolitico e potrebbe ancora produrre un ultimo strappo sopra quota 100 dollari. Al contrario, una normalizzazione dei flussi energetici potrebbe riportarlo rapidamente verso valori inferiori, anche considerando una stagionalità autunnale generalmente meno favorevole. Ma il vero segnale non sarà semplicemente vedere il Petrolio scendere. Sarà capire perché scende.

 

Se il Brent correggesse per la normalizzazione dell’offerta, sarebbe una buona notizia per inflazione e mercati finanziari. Se invece dovesse rimanere a prezzi elevati mentre la crescita economica rallenta, allora con energia più cara, i margini aziendali sotto pressione, un’inflazione più persistente e minore spazio per le Banche Centrali, si aprirebbe la strada verso lo scenario che potrebbe trasformare la reflazione in stagflazione.

Nel frattempo, i mercati si passano continuamente la leadership. Prima Oro, poi Argento, oggi Petrolio. Forse non sono tre movimenti indipendenti, ma tre fasi dello stesso ciclo reflazionistico tendente alla futura stagflazione. E capire quale asset prenderà il prossimo testimone potrebbe anticipare ciò che accadrà all’intero mercato finanziario.

La regola più importante resta sempre la stessa: nessuna emozione, nessuna magia, solo strategia. Buon investimento. www.studioftm.it

 

 

 

 

 

 

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