Segni distintivi sulle tute nere. Gesti concordati per dare istruzioni. Maschere antigas. Movimenti coordinati in vere e proprie tattiche. Hanno ragione il Questore di Torino a parlare di "laboratorio di guerriglia” e la premier di "violenza organizzata”, piuttosto che di contestazione a proposito dei fatti della Val di Susa. E, prima, dell'appendice violenta della civile manifestazione di Bologna. Ma da qui a incolpare genericamente la “sinistra” e i "progressisti” per quanto accaduto, ce ne passa. La storia parla chiaro. Perché, a dirla tutta, la prima vittima dell'azione delle Brigate Rosse fu il Pci di allora, arrivato alle soglie della vittoria elettorale, ma poi spiazzato dal terrorismo rosso con annessi e connessi negli apparati dello Stato e dei servizi stranieri, e ruzzolato di nuovo ai margini. In epoca di inseguimenti a Vannacci, se questo è il nuovo terrorismo, potrebbe anche venire qualche dubbio sul classico "a chi giova?”.
Immagine generata con IA