Jucunditas

Rubrica Metacarpi su Voce settimanale digitale del 17 aprile

Chi oggi ha i capelli bianchi ricorderà che a Carpi, nei primi anni Sessanta, si organizzavano le “Carpiadi”. Sull'onda dell'enorme risonanza che ebbero le Olimpiadi di Roma del 1960, d'iniziativa delle parrocchie cittadine, che nel caso specifico surrogavano le nazioni partecipanti ai Giochi, venivano mobilitati centinaia di ragazzi under 15 indirizzati alle diverse specialità sportive individuali o di squadra, sotto le insegne della rispettiva parrocchia di appartenenza – ricordiamo solo la Jucunditas di atletica e calcio creata dalla parrocchia di San Nicolò – in una serrata competizione. E con tanto di medagliette ai vincitori, coinvolgimento di improvvisati allenatori, arruolati fra insegnanti di "ginnastica” (allora la si chiamava così) e genitori appassionati di questo o quello sport, e di un vasto pubblico composto dalle famiglie degli improvvisati atleti. Furono momenti di altissimo compattamento della città, pur divisa tra formazioni animate da forte spirito agonistico, ma soprattutto di forte aggregazione di giovani avvicinati dallo sport che unisce tutti, proprio mentre l'immigrazione dal Sud rischiava di alimentare pregiudizi e originare steccati. A scanso di equivoci nostalgici, siamo ben consapevoli che le parrocchie non esistono più, che gli adolescenti scarseggiano, che lo sport giovanile si pratica ormai solo nei recinti delle società e che gli steccati esistono eccome. Ma quel che alimentava quell'idea, vale a dire richiamare i giovani intorno a un obiettivo, a un risultato singolo o di squadra legato alla competizione, com'è nello spirito dello sport, non potrebbe suggerire un recupero aggiornato di quell'idea? (foto di repertorio)