Pare che i monumenti, a Carpi, siano da sempre destinati a porre la città di fronte alla sua incapacità di decidere. E' accaduto con quello a Manfredo Fanti, per il quale occorsero ventidue anni di discussioni per la scelta “difficile, complessa, scabrosissima”, come la definirono le cronache del dove collocarlo. Per il monumento a Odoardo Focherini di anni ne sono trascorsi solo sette, da quando si è cominciato a parlarne, ma per ragioni diverse. Il problema che si è posto davanti alla Curia promotrice, sostenuta nell'idea dal Comune, pare dipenda dai discendenti, divisi sull'idea progettuale e perfino sull'opportunità di realizzare l'opera. Citando Robert Musil, una valorosa storica e ricercatrice locale, sui social ha ricordato che “...la caratteristica principale dei monumenti è che nessuno li nota”. Ma comunque la si pensi in proposito, c'è stata a suo tempo la decisione della Diocesi di imbarcarsi in questo progetto, affiancata dall'Amministrazione comunale e dalla Fondazione CR Carpi, nella convinzione che Focherini rappresenti un simbolo per la comunità cittadina e un esempio di altruismo e sacrificio per l'intera umanità. Che cosa c'entra la famiglia? Fatta la scelta non si dovrebbe procedere al di là dei pareri dei discendenti, perché l'immagine pubblica di Focherini non è più loro? Ai famigliari, secondo le generazioni, resteranno il ricordo della sua presenza viva, il calore degli affetti, l'idea di lui ricostruita attraverso le lettere: in una parola, la dimensione privata. Ma la figura immortalata nel bronzo o nel marmo ve ben oltre la cerchia familiare e dovrebbe parlare a tutti.
16 Ottobre 2026
Monumenti
Rubrica Metacarpi di Voce settimanale digitale del 16 ottobre
METACARPI DI FLORIO MAGNANINI
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