La notizia dell'abbandono, da parte di Giliola Pivetti, di Carpi a Colori per divergenze d'opinione, ha procurato alla stessa Pivetti ovazioni ed elogi da parte del variegato mondo degli oppositori all'attuale Amministrazione della quale la lista civica del Sindaco costituisce il secondo puntello dopo il Pd.
A guardare la cosa da un'altra prospettiva, tuttavia, si tratta di un'oggettiva sconfitta. Non sua, sia ben chiaro, che tra l'altro ha manifestato il proposito di continuare a battersi per l'autonomia di Aimag. E' una sconfitta per tutti quelli della sua generazione, ovvero di quanti, come chi scrive, sono nati e si sono formati alla politica, anche seguendo strade differenti, ma sempre nei modi partecipati, collettivi, comunitari in cui la si faceva nel secolo scorso. E la cui esperienza sarebbe stata più che mai necessaria per affiancare la crescita di consiglieri e militanti di oggi, sbucati dal nulla, senza alcuna selezione che non siano il conformismo, la fedeltà al leader e, quando va bene, una qualche competenza specifica, ma priva della lungimiranza e della capacità di visione del politico. La rinuncia a plasmare una nuova classe dirigente, immettendo in questa missione le ultime energie lasciate dall'età e dalla salute: non poteva che essere questo, forse, il punto d'arrivo degli ultimi superstiti della politica del Novecento. Come per tutte le cose del grande cerchio della storia.