Ci fu un Assessore all'Urbanistica, nella Giunta Campedelli Senior espressa dal Consiglio comunale eletto nel 1970, al quale veniva spesso rivolta la critica, anche dall'interno del suo stesso partito – inevitabilmente, il Pci – di muovere il Comune sulla scacchiera del mercato immobiliare come una pedina fra tutte le altre, fosse Pedone, Fante o Cavallo.
Derogando così dal ruolo naturale della pubblica Amministrazione, che è quello dell'arbitro regolatore, per partecipare invece al grande gioco che coinvolgeva, in un periodo di grande espansione, le proprietà con le relative rendite, le imprese, i progettisti. Servirebbe una ricerca molto accurata per capire quali furono i vantaggi e gli svantaggi di una simile strategia. Andando a memoria, fra i primi ci sarebbero l'acquisizione della ex Angelo Po e dei terreni destinati alla piscina: niente, comunque, rispetto alla compravendita di aree attuata dal sindaco Bruno Losi che così contenne i costi di costruzione di nuove case per chi si trasferiva dalla campagna alla città. Fra gli svantaggi ci furono effetti che spinsero la Giunta a imbarcarsi in una Variante al Piano regolatore che in realtà divenne un suo rifacimento integrale, soprattutto in materia di tutela del centro storico.
Avrà forse esagerato, l'Assessore in questione, ma oggi viene da rimpiangerlo rispetto al nulla in fatto di iniziative pubbliche (e non solo di vigilanza sulle norme) in campo urbanistico. In una città dove làtita anche l'imprenditorialità privata, assente, poco propensa al rischio e priva di idee, il Comune potrebbe ben forzare un po' i confini del proprio ruolo di guardiano del Pug. E creare condizioni, magari attraverso trattative, per stimolare investimenti privati, muovendosi anche direttamente per mettere in gioco aree ed edifici e raggiungere scopi di pubblica utilità. Tra il tutto degli anni Settanta e il nulla di oggi, dovrebbe pur esserci una via di mezzo.