Rubrica Metacarpi su Voce settimanale digitale del 2 ottobre

Svolte

Dopo l'uscita di scena di Daniela Depietri, non sappiamo francamente a quale santo potrebbe votarsi il Pd carpigiano per scovare fra le proprie file un nuovo Segretario, femmina o maschio che sia. Se si esclude infatti il ricorso alla rispolveratina di uno/a fra i soliti noti o al bacino di pesca inesauribile dell'associazionismo catto-dem, non si intravedono più, nel partito che amministra Carpi da ottant'anni, ambiti, tradizioni, filoni di pensiero, visioni o stili di leadership che possano consigliare nella scelta del fortunato (si fa per dire...) che guiderà da qui alle Comunali del 2029 quel magma di aspettative, cerchie, giri di amicizie, correnti politiche e culturali, ambizioni personali, rivalità, umori e malumori che è diventato il Pd. Un dato di fatto che non lo rende diverso dagli altri partiti, si dirà. I quali, però, riescono a nascondere le magagne dietro la figura di un leader indiscusso. A Carpi non è così. Il Pd è la sola formazione politica che abbia mantenuto una parvenza di organizzazione, con tanto di segreteria, direzione e circoli territoriali. Il vuoto si riassume, piuttosto, e non solo qui da noi, in un concetto perfino banale: la mancanza di una ispirazione unificante che non sia un antifascismo invecchiato (anche questo, peraltro, con sfaccettature diverse) e di un leader che la incarni. Ecco perché, per il primo Sindaco di Carpi senza storia politica, senza tessera, si apre una sfida interessante. Forte di una posizione di governo che è oggi l'unica certezza, l'ultima roccaforte del Pd, quel vuoto può riempirlo lui: con la visione pragmatica, riformatrice, concreta, priva di incrostazioni ideologiche, ma aperta a un futuro europeo della comunità cittadina che accompagnò la sua vittoria alle primarie. E con qualcuno che sappia interpretarla sul piano politico, nel solco del progetto delineato nel 2024. Senza più essere ostaggio del Pd, ma invertendo i ruoli, fino a ispirare il partito e ad aprirgli prospettive che adesso non riesce più a vedere, se non nei termini di una spesa sociale spinta al massimo. Sarà utopistico ma, verrebbe da dire con Primo Levi, se non ora, quando?

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