Ariston nazionalizzata e problemi delle imprese italiane in Russia. E i paesi baltici chiedono sanzioni, ma continuano gli scambi

Riflessioni da Mosca di un operatore carpigiano dell'import export con la Russia

da Gian Luca Nicolini, operatore carpigiano di import export con la Russia, riceviamo e pubblichiamo:

«Negli ultimi giorni si è parlato molto della "nazionalizzazione" Russa della Ariston di San Pietroburgo, insieme alla Bosch effettuata lo scorso 26 aprile con decreto presidenziale. A seguito di quanto ho sentito e letto vorrei dare una mia personale riflessione a quanto accaduto.  La gestione dell'operatività passa sotto controllo di Gazprom health mentre i proprietari rimangono gli stessi. È una procedura già accaduta con Danone, poi tornata sotto ai francesi nel marzo scorso, e a seguito di pressioni (io le chiamo Europee ma ci tornerò sopra), svenduta ad una società Russa. La differenza tra Ariston, che in Russia fa capo alla Ariston NV di diritto olandese, e la Bosch è che quest'ultima era ferma da 1 anno con i dipendenti a casa, mentre l'Ariston era normalmente in produzione e non dimentichiamo che dalla Russia ricevono il 3% del fatturato globale pari a 100 milioni di Euro. A tutto questo non possiamo mai dimenticare che l'Europa e gli USA (in parte diversa) hanno imposto 14 pacchetti di sanzioni contro le società o personalità e settori Russi. Oltre ad avere fatto pressioni, sopratutto l'Europa, ad aziende Europee di chiudere ogni rapporto con la Russia e il suo mercato. Esempi ne abbiamo molti, Renault, Volkswagen, Ikea, l'Italiana Enel che ha svenduto con una perdita di 5 miliardi di Euro le sue attività in Russia. Alcune aziende, quali Zara o Renault hanno fatto accordi con lo Stato Russo per potervi rientrare entro 5/6 anni. Zara ha continuato a pagare affitti e dipendenti per un periodo di 1 anno, nell'attesa di decidere il da farsi. Altre aziende hanno invece continuato malgrado le pressioni Europee a lavorare in Russia, e questo è dovuto sopratutto alla capacità italiana di restare in mercati dove hanno investito soldi e lavoro.

Il provvedimento firmato lo scorso 26 aprile, non riguarda solo Ariston ma è esteso ad altre 20 aziende europee, e questo è un segnale che la Russia manda all'Europa e ai paesi del G7 di carattere politico e rivolto alla politica di questi Paesi. Quanto accaduto è solo una punta dell'iceberg di quanto accade in Russia e delle pressioni Europee che ogni giorno, si rafforzano anche grazie a politici mal preparati o che ripetono da due anni le stesse frasi di circostanza. Oltre agli ostacoli derivanti dalle sanzioni europee e dalle contromisure russe, hanno poi dovuto sopportare una vera e propria azione di overcompliance sia del sistema bancario che delle autorità doganali, con interpretazioni insensate ed assai estensive dei regolamenti sanzionatori da parte degli apparati dell'Unione Europea, sotto la evidente influenza baltica. E qui sta il punto: Paesi che continuano ad operare con la Russia perché non hanno molte alternative, continuano con la politica a pressare l'Europa, mentre dall'altra continuano i loro affari con la Russia.
Le pressioni si ripercuotono, per l'Italia, ai suoi cittadini che lavorano e vivono in Russia, mettendo notevoli difficoltà. Solo alcuni esempi: “I cittadini italiani iscritti all’AIRE in Russia (obbligo previsto per legge) riscontrano gravi difficoltà ad aprire conti correnti in Italia, per non parlare delle aziende che di fronte ad ogni bonifico o pagamento da e per la Russia devono presentare valanghe di documenti, anche per operazioni del tutto legali. Le dogane dei Paesi dell'area baltica bloccano ormai con regolarità tutti
i trasporti degli altri Paesi dell'Unione anche in presenza di documenti doganali regolari, tutto questo in spregio alle normative europee che dovrebbero rispettare. Da ormai due anni stiamo cercando di sensibilizzare le nostre autorità politiche affinché si rendano conto delle reali difficoltà che incontrano le nostre aziende, ma fino ad oggi non abbiamo avuto alcun riscontro" scrive il presidente Unimpresa, Torrembini, in una lettera a Repubblica.

L'assenza da dicembre di un ambasciatore/ambasciatrice, non aiuta certamente, ma come scrive sempre Torrembini, "dall'altro lato non possiamo però dimenticare che proprio il nostro Paese ha messo in atto azioni che vanno molto al di là della logica sanzionatoria. La confisca dei beni immobiliari a centinaia di imprenditori russi operata dalla Agenzia del Demanio nel nostro Paese è un provvedimento abnorme anche rispetto al Regolamento europeo che parla solo di congelamento (ovvero l'impossibilità di vendere o affittare tali beni)". La politica deve essere importante e seria, la politica non deve essere un gioco, la politica deve essere confronto e conoscenza e di fronte alle future elezioni per il parlamento Europeo, si spera che in Europa vadano persone capaci e non politici tifosi, e sopratutto, persone che abbiano una visione per l'Europa e per i suoi interessi, perché negli ultimi anni, 2 di questi, l'Europa ha fatto l'interesse di pochi».