di Nathan Bernet*
Io vivo in Centro da quando sono nato. È la mia casa, la mia comunità, il mio piccolo posto sicuro nel mondo. Volevo darvi anche io la mia prospettiva sul suo stato attuale, ma soprattutto, su come potremmo migliorarlo. La grande forza del Centro è la socialità – è il centro nevralgico della città, il ritrovo per eccellenza e il luogo di tanti incontri casuali - ed è proprio quella che dovremmo puntare a migliorare. Ci sono tantissimi bar, negozi, spazi verdi, e portici sotto cui passeggiare… e già questa è un’ottima base – per esempio, è al Bar galleria, ormai la mia “base”, che leggo i giornali e mi tengo aggiornato su cosa succede in città discutendo con i gestori e i clienti. Ma la socialità, purtroppo, spesso costa. Se da un lato, passare la serata in un bar o comprare qualcosa in un negozio è un ottimo modo per sostenere queste attività – e già questo alimenta la socialità – non tutti possono permettersi sempre di spendere per passare del tempo insieme. Questo rischia quindi di escludere le famiglie meno benestanti, i loro figli, gli immigrati ecc. dalla vita sociale della comunità. Se le alternative ci sono, spesso possono essere delle opzioni “di serie B”, ed è qui che entra la mia proposta. Si potrebbero aprire maggiormente le aree comuni, i parchi, la Piazza e le strade, organizzando più iniziative, offrendo tavolini e spazi alle persone per potersi ritrovare anche all’aperto. In molte città europee si fa proprio questo: aprire le aree pedonali con tavoli e posti dove fermarsi e socializzare, creando spazi vivi e frequentati costantemente, che non vengano solo attraversati per andare da un punto A ad un punto B. E no, i tavoli dei dehors non contano… segue
Per questo, penso che continuare con l’ampliamento della ZTL sia di importanza fondamentale per il Centro, in modo da poterlo “espandere” allestendo questi spazi non solo in Piazza o nelle aree verdi immediatamente vicine (come i Giardini, il Parco del cimitero, piazzale Ramazzini, ecc.), ma anche nelle varie strade più periferiche – via Matteotti, Berengario, San Francesco, e i Corsi Roma, Fanti, Cabassi ecc.
I nostri commercianti si lamentano spesso dicendo che l’espansione della ZTL impedirebbe ai loro clienti di raggiungerli, mettendoli ancora più in difficoltà – ma il vero problema per molti di loro non è la presenza o meno della ZTL, ma la competizione su larga scala da parte di multinazionali come Amazon o Deliveroo/Just Eat, che difficilmente un’attività singola riesce a contrastare in modo efficace. Questo, purtroppo, è uno dei risvolti locali della globalizzazione, che colpisce in modo particolarmente duro il tessuto sociale italiano basato principalmente su piccole-medie imprese. Ampliare la ZTL potrebbe anche aiutare le attività, almeno fino a quando il sistema dei trasporti a livello cittadino permetta alle persone di spostarsi tranquillamente anche senza auto. Per questo, è importante continuare a potenziare i trasporti pubblici, promuovendo il bike/car sharing, aumentando la frequenza delle corse degli autobus, attivandoli anche la sera, o connettendo anche le frazioni più periferiche con le linee urbane.
Il problema principale a livello di mobilità delle città italiane ed europee, in realtà, è sempre lo stesso: le automobili. Quando le città si espandono, le aree centrali dove prima c’era spazio per tutti vengono invase da migliaia di automobili che i cittadini non sanno dove parcheggiare. Ma molte persone danno per scontato di doversi necessariamente spostare in auto, come se non avessero le gambe o la possibilità di pedalare o prendere un autobus. Se ogni famiglia ha 1, 2 o anche 3 auto, necessariamente non ci sarà mai spazio per tutti, a prescindere da quanti parcheggi il Comune possa mettere - è proprio una questione fisica. Anche l’idea di riaprire Piazza Martiri come parcheggio, paventata come una panacea da alcuni nostalgici, si, offrirebbe un enorme parcheggio, ma peggiorerebbe catastroficamente il problema del traffico per tutto il via vai che ne conseguirebbe (oltre ad essere un disastro a livello estetico e di qualità dell’aria per chi poi ci vive, come me). segue
Girando spesso in bici, ci terrei anche all’espansione delle ciclabili, che, se già negli ultimi anni sono state ampliate in modo diffuso, presentano ancora qualche criticità in alcuni punti, essendo strette o pericolose, o in altri luoghi dove proprio mancano. In sintesi, dovremmo iniziare a pensare a dei modelli di città che non diano più per scontata l’automobile come mezzo principale di trasporto – e io qui sono di parte, non potendo prendere la patente di guida per legge (ho un problema grave alla vista), ma questo non lo nego.
Sul Centro c’è un altro punto importante da trattare: si parla spesso di disagio giovanile, con dei toni anche iperbolici e provocatori, ma molto meno di soluzioni concrete al problema: una delle migliori è proprio la comunità, la presenza di persone vive e impegnate in attività sane in ogni momento della giornata, anche e soprattutto di sera. Per questo, il mio obiettivo qui sarebbe proprio quello di rendere il Centro più vivo e abitato, dando spazi sicuri dove ritrovarsi, per arginare quanto possibile il disagio e promuovere un modello sano di socialità. Qui un ottimo lavoro lo possono fare i cosiddetti “terzi spazi”, ovvero posti che non siano la casa o il luogo di studio/lavoro dove passare stabilmente del tempo. E ce ne sono alcuni – la biblioteca comunale, il castello, lo Spazio giovani mac’è, e il Mattatoyo e gli altri Circoli ARCI della zona. Ma questi luoghi spesso o non sono abbastanza frequentati (come i circoli), o lo sono fin troppo (la biblioteca è sempre piena).
Per concludere, un altro tassello fondamentale per migliorare il Centro deve essere il coinvolgimento attivo della comunità nella pianificazione del suo futuro. Un ottimo strumento per aiutare in questo lavoro può essere il Forum giovani, dato che permetterebbe di coinvolgere attivamente, appunto, i giovani, nell’immaginazione dello spazio che già vivono ogni giorno, dando loro un ruolo di primo piano nella progettazione del Centro che vivranno negli anni a venire. Quindi, se vogliamo un Centro vivo, per me dobbiamo renderlo attraversabile e piacevole in primis per le persone, e non solo per le auto.
*Nathan Bernet, studente di Scienze Politiche di 23 anni, vive a Carpi da sempre. Ha un blog su Substack e, in un articolo recente (che qua abbiamo ripubblicato), intitolato "Centro storico. Che fare?" ha detto la sua per quanto riguarda lo stato attuale del centro storico e le prospettive future.