Nei giorni scorsi abbiamo avuto la fortuna di passare qualche giorno nelle isole Eolie, all’ombra del vulcano attivo di Stromboli. L’isola è praticamente priva di illuminazione stradale e ciò la rende un luogo privilegiato per osservare il cielo notturno. Da lì abbiamo potuto ammirare il maestoso spettacolo della Via Lattea che si estende, in questo periodo dell’anno, in tutto il suo fulgore dall’orizzonte sud fino a svanire dalla parte opposta del cielo. Raramente nella mia vita ho potuto ammirare ad occhio nudo tutti i dettagli, i colori e le sfumature di questa gigantesca struttura celeste. Il nome attuale viene dal latino Via Lactea che significa "strada di latte" o "cammino di latte”. Gli antichi Greci la chiamavano Galaxías Kýklos (γαλαξίας κύκλος), che si traduce letteralmente come "Cerchio di Latte". La parola "galaxias" è poi diventata la radice del termine moderno “galassia”. Secondo la mitologia greca, la Via Lattea è il simbolo del latte versato dal seno di Era (ovvero Giunone per gli antichi romani) mentre allattava Eracle (Ercole). Zeus aveva portato Eracle a nutrirsi al seno di Era mentre lei dormiva, nella speranza di fargli acquisire la forza divina. Ma Era si svegliò, si rese conto dell’inganno e respinse il bambino versando il latte nel cielo e formando così la Via Lattea. In altre mitologie la Via Lattea ha assunto diversi significati. Ad esempio, nell’antico impero cinese la Via Lattea era chiamata "Fiume d'Argento" e rappresentava due amanti, il pastore Niulang e la tessitrice Zhinü, separati da un fiume celeste. Solo una volta all'anno, durante la festività di Qixi, possono incontrarsi grazie a un ponte di gazze che attraversano la Via Lattea. Secondo la tradizione orale di alcune tribù di aborigeni australiani, la Via Lattea era un grande sentiero di fuoco creato da un serpente arcobaleno che viaggiava nel cielo, simbolo di creazione e distruzione. I Boshimani africani vedevano la Via Lattea come un grande albero della vita, che unisce il cielo e la terra mentre altre tribù la interpretavano come un sentiero creato dagli dèi per collegare le stelle alla terra. Anche nella mitologia norrena la Via Lattea è associata ad un ponte arcobaleno che collega la terra (Midgard) con Asgard, il regno degli dèi. Ma cos’è esattamente la Via Lattea e perché appare in questo modo nel cielo? Un indizio lo si può avere puntando un binocolo, anche piccolo, verso le sue parti più luminose. In condizioni ottimali l’esperienza è davvero unica: il pallido velo che vediamo ad occhio nudo si risolve in una distesa di migliaia di stelle con vari colori e luminosità. Dunque la luce della Via Lattea non è altro che l’insieme dell’emissione di tutte queste stelle concentrate in una fascia sottile, screziata da regioni più scure e apparentemente senza stelle. Ci sono voluti tantissimi anni e ricerche per capire che la Via Lattea è una struttura molto complessa e in continua evoluzione. Di fatto è una galassia di tipo “a spirale barrata”, composta da un centinaio di miliardi di stelle e agglomerati di polveri e gas. Sono specialmente le polveri fredde a formare quelle zone più scure che si osservano anche ad occhio nudo. Se potessimo osservarla da lontano, la Via Lattea avrebbe la forma di un disco un po’ rigonfio al centro con almeno quattro bracci che si dipanano da una sorta di barra centrale dove risiedono le stelle più antiche. In uno di questi bracci, chiamato di Orione, ci siamo noi e il nostro sistema solare. In estate, possiamo ammirare il centro della galassia nella direzione della costellazione del Sagittario e dello Scorpione mentre in inverno la parte più sottile ed esterna si proietta nella costellazione di Perseo. Chi si trova nell’emisfero sud può anche vedere due piccole galassie satelliti della nostra, le Nubi di Magellano, che prendono il nome dal famoso navigatore fiorentino che per primo ne testimoniò l’esistenza nella cultura europea in una delle sue spedizioni. La Via Lattea è anche circondata da molti ammassi globulari, piccole regioni fittissime di stelle (fino a qualche milione) e che orbitano come un tutt’uno attorno al disco galattico. La Via Lattea è dunque un po’ come la nostra galassia di casa, considerando che nell’universo osservabile si stima ce ne siano almeno altre duemila miliardi. È proprio la numerosità di galassie osservabili che ci ha permesso di capire così tanto sulla nostra. La Via Lattea ha infatti tante galassie “gemelle” come, ad esempio, quella chiamata M83 e che si trova nella costellazione dell’Idra. La parte centrale della Via Lattea ospita fenomeni estremamente violenti ed energetici. Le fredde ed oscure nubi che si vedono verso il centro nascondono grandi vivai di giovani stelle che stanno nascendo, spesso accompagnate da dischi protoplanetari che forse formeranno nuovi sistemi planetari simili al nostro. Dal centro della galassia provengono potenti emissioni di raggi X e raggi gamma e il responsabile principale è un gigantesco buco nero, con una massa di 4 milioni di volte il nostro sole, che prende il nome di Sagittarius A*, in quanto è un oggetto celeste collocato nella costellazione del Sagittario. Inizialmente individuata come un’intensa sorgente di raggi X, già da vari decenni si riteneva che fosse un buco nero grazie allo studio del moto delle stelle più vicine al centro galattico (e anche al fatto che altre galassie vicine mostravano caratteristiche simili, in particolari forti emissioni elettromagnetiche dal loro centro). La conferma però è arrivata solo nel 2022, quando è stata rivelata la prima foto (anche se si tratta in realtà di una combinazione di immagini radioastronomiche e non ottiche) che riprende esattamente quello che ci aspettavamo dalla teoria, ovvero la luce che circonda, deformandosi in un anello, l’orizzonte degli eventi, ovvero il confine che determina il punto di non ritorno per qualsiasi cosa cada in un buco nero. Possiamo comunque stare tranquilli in quanto il nostro sistema solare si muove su un’orbita circolare e stabile a circa 27.000 anni luce da Sagittarius A* quindi non potremo mai finirci dentro. A proposito del nostro sistema solare, esso impiega più o meno 250 milioni di anni a completare un giro attorno al centro della Via Lattea definendo una sorta di “anno galattico”. Sono tempi estremamente lunghi in confronto alla vita umana: un “anno galattico” fa sulla terra terminava l’era Paleozoica e iniziava l’era Mesozoica, un passaggio segnato dalla più grande estinzione di massa (detta del Permiano-Triassico) mai avvenuta, molto antecedente di quella dei dinosauri (66 milioni di anni fa) e molto più devastante (scomparirono tra il 70% e l’80% di tutte le specie viventi). Le cause di questa ecatombe non sono ancora chiare ma si ipotizza che una collisione con altri oggetti celesti o un’impennata dell’attività vulcanica abbia radicalmente e rapidamente modificato il clima terrestre. Il pensiero allora corre all’anno galattico successivo, cioè ad oggi e ai problemi del cambiamento climatico indotto dalle attività umane. Una curiosa ma inquietante coincidenza. Sdraiati al buio, con la colonna sonora dei grilli, sotto la volta maestosa della nostra galassia, avvertiamo una vertigine nel momento in cui intuiamo di appartenere a qualcosa di immenso, vorticoso, in perenne movimento eppure immutabile nell’arco della nostra vita. La Via Lattea appare puntuale ogni estate, a ricordarci l’unicità del nostro mondo e le possibili moltitudini di altri. Sempre che i lampioni ce lo permettano.
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