Giovani, motorini e rivoluzione. Dispettucci elettorali. Carpi, Carpistan, negozi chiusi e il bel tempo che fu

Rubrica Settegiorni su Voce settimanale digitale del 2 ottobre

Ha detto una volta Giuseppe De Rita, fondatore del Censis: “I giovani non faranno mai la rivoluzione contro i vecchi, perché si comprano il motorino con la pensione del nonno”. Il concetto per un verso è attuale, date le prospettive di chi entra oggi, se ci riesce, nel mondo del lavoro. Ma anche anacronistico se si guarda alla rivolta dei liceali in Francia. E se si considera che i ragazzi sembrano diventati piuttosto indifferenti, ai motorini. segue

Non ci sono solo le cose “grosse”, come l'abolizione del bollo o il protrarsi inspiegabile della sospensione di Schengen per la Spagna o la politica energetica affidata a Eni ed Enel o la riforma monopartisan della legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni, o ancora il tetto al numero di studenti stranieri nelle classi, a segnalare quel che può fare un Governo alla vigilia di un voto politico. Ci stanno anche i dettagli, i dispettucci maliziosi, le ripicche. Come escludere la Sindaca di Genova dal taglio del nastro del Salone Nautico del capoluogo ligure, perché i riflettori fossero tutti per la premier. Pare che la stessa Presidente del Consiglio abbia deprecato l'episodio, ma ad assumere la regia, in casi come questi, sono i sottopancia periferici, i suggeritori nell'ombra, più realisti del re, come i Giovanbattista Fazzolari: gente per la quale gli scrupoli sono pari a zero. segue

 

Non c'è verso, a ogni notizia di negozio che chiude in centro scatta sui social il riflesso condizionato. Leggiamone un po': adesso ci verrà un kebabbaro, centro storico come Islamabad; Carpi fa schifo; solo vetrine chiuse; troppi supermercati; è un deserto nel deserto; extra e vendite on line hanno rovinato tutto; le nuove "risorse” si impadroniscono degli spazi; Carpi una volta splendeva ora fa c... . Qualcuno si sforza di cercare la cause altrove: inflazione e salari fermi; costo degli affitti; fine delle gestioni familiari; paragoni con Reggio e la via Emilia svuotata; le centinaia di migliaia di negozi chiusi in tutte le città, perfino i bar ovunque in ritirata... Ma viene sommerso dal leit-motiv del “c'era una volta Carpi”, mentre ora siamo uno dei posti più invivibili, anzi, forse il più invivibile del mondo. Il sospetto è che molti confondano la bella città di una volta con il fulgore splendente dei propri vent'anni. Ed è il segnale inconfondibile del problema di fondo: la città è vecchia nell'anima e negli umori, prima ancora che nelle sue storiche pietre.