Gli annunci delle agenzie immobiliari, i titoli de ''La Verità'' e la remigrazione

Rubrica Settegiorni su Voce digitale del 19 giugno 2026

Nella sua campagna sul caro affitti a Modena, il Sunia, il sindacato unitario degli inquilini e degli affittuari, si è preso la briga di andare a spulciare gli annunci di alcune agenzie immobiliari. Cogliendo alcuni dettagli a dir poco surreali, tra fotografie e testi messi lì per abbellire alloggi ai limiti della decenza. Come la proposta di affitto di un monolocale di dodici metri quadrati “arredato con bagno e cucina”, al canone di 480 euro mensili compresi spese condominiali e di riscaldamento, che doveva essere una cantina o una lavanderia, e di cui si precisa l'uso "non residenziale” e con durata 6più6 come da uso commerciale. Solo che le foto del letto sfatto e dell'angolo cucina usate per l'inserzione mostrano chiaramente i segni che qualcuno lo abita, con il dettaglio della foto di un angolo bagno in cui lo specchio sopra il lavabo posto accanto al water riflette un mobiletto pensile della cucina. "Cesso a vista di fianco al letto e all'angolo cottura: che cosa vi ricorda?” chiede la nota stampa del Sunia. segue


 

"Fanno i froci con il ministro degli altri”: non ci è andato leggero il quotidiano La Verità nel commentare un evento Lgbt ("L'amore che non osa dire il suo nome” alla Fontana di Trevi) organizzato dall'Istituto centrale della Grafica all'insaputa del Ministro della Cultura. Non serve fare i moralisti, nel caso specifico, quanto piuttosto ricordare che i giornali esprimono quello che la loro fascia di lettori richiede. E quelli che non si danno pace per il progredire nei sondaggi del partito di Roberto Vannacci capiranno finalmente gli umori sotterranei del Paese che lo stanno alimentando. segue

 

A proposito di umori profondi. Uno, ricorrente, riguarda ovviamente il confronto immigrazione/remigrazione. In quello che definisce "il Mondiale dei nati altrove”, il Foglio ha calcolato che nelle squadre di calcio impegnate nella Coppa del Mondo ci sono complessivamente 289 giocatori che non sono nati nel paese dal quale sono stati convocati. Solo otto nazionali su 48 (Sudafrica, Repubblica Ceca, Brasile, Colombia, Panama, Austria, Svezia e Arabia Saudita) hanno in squadra soltanto giocatori nati all'interno dei confini nazionali. Eppure le cronache di questi giorni riportano che qualcuno ancora crede che l'immigrazione sia un fenomeno ascrivibile a quei "buonisti” della sinistra, che le società multietniche rappresentino un pericolo per l'identità dei popoli e che sia possibile riportare a casa loro non solo gli immigrati clandestini o che delinquono, ma anche quelli con residenza e lavoro regolari, perché la purezza etnica della “nazione”, come ama definire l'Italia la nostra premier, non deve fermarsi davanti a nulla.