I dollari di Trump, la scarpa di Achille Lauro, i senatori acquistati dal Cavaliere, l'Afd e la nostalgia

Anche sulla promessa di 1.350 milioni di dollari (cinquemila a testa) agli elettori americani in vista delle elezioni di novembre, l'attuale Presidente degli Stati Uniti non ha proprio nulla da insegnarci. Basterebbe riandare alla famosa scarpa donata da 'O Comandante Achille Lauro, monarchico, da completare con l'altra in cambio del voto, per constatare che il primato in questo genere di scambi compete giustamente a noi. E i pacchetti di voti generosamente forniti ai candidati alle elezioni politiche e locali in certe aree del paese da organizzazioni abituate a considerarli investimenti per favori futuri? Ma sollevando lo sguardo oltre il cosiddetto voto di scambio per ampliarlo su orizzonti tra il politico e l'antropologico, non c'è nulla di cui l'attuale inquilino della Casa Bianca possa vantarsi che non avesse già sperimentato il Cavaliere. Comprando senatori, testimoni e signorine, certo, ma soprattutto imprimendo alla politica connotati che ne hanno fatto un autentico precursore dei tempi attuali: dall'egolatria che ha cancellato partiti e intermediazioni al gigantismo delle promesse, dall'esibizione della ricchezza come strumento di potere alla fastosità delle simbologie di ville e palazzi. Più passa il tempo dalla sua scomparsa, più si capisce quale spinta abbia impresso il nostrano Cavaliere all'andamento del mondo attuale. segue

Nella marea di commenti che sta dilagando a proposito del risultato elettorale di Afd in Sassonia-Anhalt, c'è un dettaglio che colpisce: il culto del partito trionfatore del voto per oggetti simbolo della vecchia DDR. Il leader Ulrich Siegmund si fa ritrarre spesso con un motorino di marca Simson, che produceva la DDR su richiesta delle autorità sovietiche di occupazione. Ma pare che la riscoperta di quell'oggettistica sia diventata una moda, spinta da proprio dall'estrema destra radicale soprattutto nei land della ex DDR, ricalcando un po' la trama di Good Bye Lenin!: un film del 2003 in cui il regista Wolfgang Becker immagina che i figli, al risveglio da un lungo coma della madre, fervente comunista, le apparecchiano una stanza ispirata ai suoi tempi per farle credere che tutto è come prima. Come è possibile tutto questo? Dove sono finiti i ricordi della Stasi, del Muro, dei vopos che sparavano a chi cercava di varcarlo, dello spionaggio capillare delle vite degli altri? Come si sono incontrati il rosso e il nero, perfino in una alleanza che viene data più che probabile tra Afd e la leader rosso bruna Sahra Wagenknecht, nata nella ex DDR, che viene dalla Linke, che è socialista di formazione e che con il suo partito Bsw strizza l'occhio alla destra estrema? Chiedete alle vostre collaboratrici badanti della Moldavia e della Transnistria, nostalgiche dei tempi dell'Urss: c'era una società civile, c'erano sponde di riferimento, c'erano pensioni e stipendi bassi, ma sicuri. Il che, rispetto alla cancellazione di quel mondo – trasfigurato nel ricordo – effettuata in Germania dall'Ovest sull'Est serve a spiegare un po' l'arcano.