Il pensiero accelerazionista alla base del futuro ordine mondiale imperniato sugli Usa

Rubrica Settegiorni su Voce settimanale digitale del 6 febbraio

“E le conseguenze?”, “Beh, quelle vengono dopo”. Il dialogo tra i due protagonisti di una vignetta di Altan ha due livelli di lettura: quello letterale, perfino ovvio, ma soprattutto quello di sostanza e di significato che allude a un prima, oggi fatto di bombe, morti civili, distruzione in tutta la vasta regione mediorientale; e a un dopo che si annuncia terribilmente oscuro, imprevedibile. Quel che manca è il senso di una sponda, di un punto fermo per le crisi internazionali, com'erano le Nazioni Unite, che ha accompagnato per decenni la fortunata generazione dei boomer che la nozione di “guerra” ha potuto rimuoverla per ottant'anni.

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