Un negazionista della crisi climatica e la richiesta di un Consiglio comunale aperto sulla Ztl

Rubrica Settegiorni su Voce settimanale digitale del 3 luglio 2026

Nessuno contesta il diritto di un noto professionista di Carpi, impegnato con la Lega di Salvini, di negare sui social il cambiamento climatico, assimilando la recente ondata di calore a quella del 2003 e ad altri picchi del passato. A rispondergli provvede, sempre sui social, chi la pensa diversamente. Quel che però si ha il diritto di obiettargli è la perentorietà delle sue certezze, affidate a non meglio precisati "2mila scienziati tra cui molti premi Nobel”, scomodando anche il professor Franco Prodi, cattedratico di fisica dell'atmosfera, il cui cognome, non è chiaro perché, dovrebbe di per sé garantire le ragioni dei negazionisti. Il fatto è che un ghiacciaio che si ritira, i blocchi di ghiaccio che si staccano dall'Antartide, il permafrost che si scioglie facendo crollare le vette dolomitiche, le zanzare a 3mila metri di quota non sono un ascensore in cui, premendo il bottone, si torna sotto. Qui la direzione è unica e irreversibile (ph. Università di Torino). segue

 

Vogliamo parlare di Consigli comunali aperti ai cittadini? Se ne fa interprete, per la seconda volta in pochi mesi, il gruppo di Fratelli d'Italia che, dopo averne chiesto uno sulla sicurezza urbana e l'ordine pubblico, è tornato alla carica con quello sull'ampliamenro della Ztl. Ci sarebbe da fare una riflessione su che cosa sia diventata la rappresentanza, se ogni volta che un problema si surriscalda, si chiede di aprire le porte (concetto espresso da Fd'I) alla cittadinanza, come a denunciare l'insufficienza degli strumenti democraticamente eletti e preposti alle decisioni. Così come forte resta il sospetto del perseguimento di una cassa di risonanza richiesta da uno schieramento politico che con il Consiglio aperto non si propone tanto di attuare un'azione informativa verso la città, dando anche la parola a esperti e competenti, com'è avvenuto per la sanità, ma di far sentire a chi governa la pressione e il "giudizio” dei cittadini. Anche se i cittadini in questione non possono "giudicare” nulla in Consiglio comunale, perché non è in loro potere intervenire. Vale solo la pena osservare che, proprio per le ritualità formali che regolano un'assise come il Consiglio comunale, e in previsione dell'animosità che prende i consiglieri quando c'è pubblico, si profilerebbe l'ennesimo spettacolo penoso di scontri frontali tra schieramenti impegnati ciascuno a sbandierare la propria posizione, senza alcuno spazio per un dialogo diretto a risolvere un problema della città. Con quali effetti su quel che pensa la gente della politica, dei politici e della partecipazione al voto è facile immaginare.