La Pace richiede lotta, tenacia, volontà di dialogo e di risolvere i problemi

Da secoli l'umanità si è confrontata con la morte, in modi diversi, cercando una risposta a un interrogativo eterno. Si è arrivati fino all'immortalità dell'anima, scindendola dal corpo, o costruendo immagini, statue, monumenti per superare, per cosi dire, l'impatto con la morte. Negli ultimi tempi si è pensato alla scienza e alla tecnica applicate al corpo umano per prolungare positivamente la vita, e ancora ci si pensa, ma l'ostacolo appare ineliminabile. La prospettiva cristiana conosce bene la morte ma va oltre e inserisce la realtà nel mistero divino, trascinati, per cosi dire, dalla Risurrezione di Gesù – la Pasqua, recentemente festeggiata – nostro fratello maggiore che ha voluto sperimentare la passione della morte per essere in tutto simile a noi, tranne che nel peccato. Si tratta di una Risurrezione totale, non di immortalità dell'anima, immortalità che ha anche oscurato in parte il pensiero cristiano, ma va ribadito, di una Risurrezione che ci fa entrare, pienamente rinnovati, nel mistero di Dio. Quando parliamo di morte e Risurrezione di Cristo è in questi termini che il tutto va considerato. La morte e Risurrezione di Cristo è il fondamento della fede cristiana, come afferma san Paolo. Certo è un atto di fede, che va oltre la mera fisicità del corpo e l'immortalità dell'anima disgiunte, ma riflette la potenza di Dio e il suo amore alla vita tutta intera. Una fede cosi può oscillare fra la luce e l'oscurità, fra il sembrare fondata e logica e i momenti di crisi, perché oscura, anche se impegnativa e bella, ma Gesù è anche un soggetto storico riconosciuto che ha portato nel mondo un messaggio affidabile, in risposta alle nostre aspirazioni, desideri e presagi più profondi, come segni della nostra destinazione finale in Dio. In questo oggi, quante domande, quanti dubbi sulla drammatica situazione che viviamo. segue

Dice il Vangelo, che sul far della sera, all'ora del tramonto del primo giorno dopo il sabato, cioè la domenica di Pasqua di circa duemila anni fa è risuonato a Gerusalemme un saluto nuovo, straordinario, impegnativo: ''Pace a Voi!'' (Gv.20.19). Ad accoglierlo c'erano uomini e donne spaventati, chiusi in casa per paura di violenza e soprusi, e diremmo oggi di guerra. Molti si affannano a pronunciare per Gerusalemme, parole di pace: uomini della politica, della religione, della cultura e tanta gente comune che guarda sbigottita agli eventi che straziano. Tonino Bello, il grande vescovo, scriveva: ''La pace richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il conforto del salotto che i pericoli della strada. Più il caminetto, che l'officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli. Più la penombra della chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte, che i rumori del meriggio''. E' difficile pensare che la pace chiede lotta, sofferenza, tenacia che essa esige dialogo e volontà di risolvere i problemi. Dobbiamo avere speranza che passi sta' nuttata come diceva il grande Toto'.